Per far parlare i denti c’è l’odontologo forense

Identificare i cadaveri, ma non solo.
Il Laboratorio di antropologia e odontologia forense (Labanof) di Milano è una struttura che fa capo alla Sezione di medicina legale del dipartimento di Morfologia umana dell’Università degli Studi di Milano
e tra le sue attività ha anche il recupero di resti umani, la ricostruzione della dinamica di un crimine, l’identificazione di persone viventi che hanno commesso reati o semplicemente non ricordano chi sono, oppure la determinazione della reale età di bambini arrivati da Paesi lontani. Per svolgere tutti questi compiti sono necessarie molte e diverse professionalità come patologi forensi, antropologi, geologi e archeologi; ma tra le varie competenze a essere fondamentali sono anche quelle proprie dell’odontologo forense, che dall’analisi dei denti può ottenere dati spesso determinanti per un’identificazione o la risoluzione di un caso.

Per capire in che cosa consista questa professione e quali informazioni si possano ricavare oggi dall’analisi dei denti - da ciò che resta di essi o semplicemente dalla loro impronta - siamo andati a vedere come lavora un odontologo forense, Danilo De Angelis, al Labanof dal 1997.


L’analisi dello sviluppo dentale
Una delle informazioni che spesso gli investigatori “chiedono” agli odontologi forensi è l’età di una persona. “Quando è possibile verificare il grado di maturazione degli elementi dentari si può stimare l’età del soggetto: la chiusura degli apici per esempio o l’avvenuta eruzione di alcuni denti sono gli indizi visivi che si vanno a ricercare per determinare l’età.”
La richiesta della determinazione dell’età può riguardare persone in vita o decedute. “L’analisi delle caratteristiche dentarie è un elemento importante per determinare l’età di una persona vivente. Quando la situazione lo consente l’analisi viene svolta attraverso uno studio odontologico: è questo ciò che abbiamo fatto per il caso di un ragazzo senza documenti che attualmente si trova in Emilia-Romagna: il ragazzo parla solo inglese e non ricorda nulla sulla sua identità e provenienza. Un altro esempio in cui questo tipo di consulenza ci viene richiesto è la determinazione dell’età di bambini provenienti dall’estero e adottati da famiglie italiane: poiché talvolta i Paesi d’origine dichiarano un’età anagrafica inferiore rispetto a quella biologica, i bambini possono essere inseriti a scuola in una classe che non corrisponde alla loro maturazione effettiva. Uno degli strumenti utilizzabili per questi accertamenti è la radiografia: è possibile misurare l’ampiezza della camera pulpare che, avendo la caratteristica di contrarsi con l’invecchiamento, fornisce informazioni relativamente affidabili riguardo all’età.” In altre situazioni invece, quando non è possibile effettuare una visita odontoiatrica né ottenere radiografie, la determinazione deve basarsi sugli elementi disponibili. “Capita per esempio che la consulenza sia richiesta nell’ambito di inchieste sulla pedopornografia, dove per poter definire il reato si rende necessaria, se possibile, la determinazione dell’età delle vittime attraverso immagini filmate.
Quando la determinazione dell’età riguarda invece un soggetto non più in vita, agli elementi osservabili direttamente e attraverso la radiografia, si aggiunge la possibilità di effettuare prelievi per ulteriori indagini mirate alla valutazione delle modificazioni dentarie legate all’invecchiamento della persona.”


Il profilo biologico
Una delle informazioni basilari che l’odontologo forense deve accertare, quando non sia già evidente, è se gli elementi dentali oggetto dell’analisi siano di origine umana. “La necessità di questo accertamento” spiega Danilo De Angelis “si verifica quando si hanno a disposizione solo frammenti di denti, troppo piccoli per dedurne la forma originaria; in questi casi abbiamo a disposizione tecniche microscopiche che, attraverso l’analisi della disposizione dei prismi di smalto, permettono di riconoscere la struttura tipica della specie di appartenenza dei frammenti dentali. Recentemente, per esempio, è stato richiesto il nostro intervento in seguito al rinvenimento di un frammento dentale in una preparazione alimentare in vendita; in questo caso l’analisi ha consentito di far rientrare l’allarme: abbiamo fornito la certezza che si trattava di un frammento di origine suina finito nella preparazione in una delle fasi di lavorazione del prodotto.”

Fonte:

OdontoConsult Informa n. 107 –  7 Settembre 2010

GdO 2010; 7  - Autore: Debora Bellinzani

 

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