Procedimento disciplinare nullo senza adeguata motivazione

Un dentista ha proposto ricorso contro la decisione della competente Commissione Odontoiatri che aveva avviato nei suoi confronti la sanzione disciplinare della “censura” per violazione dei doveri inerenti alla professione medica in relazione ad un volantino pubblicitario diffuso dalla struttura in cui rivestiva il ruolo di Direttore sanitario.

La Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie -CEPPS chiamata a decidere la questione, ha rigettato il ricorso e il sanitario ha agito dinanzi alla Suprema Corte.

La Corte di Cassazione ha evidenziato che il provvedimento sanzionatorio impugnato è del tutto carente di motivazione ed è quindi radicalmente nullo. La necessità della motivazione dei provvedimenti in genere è un principio cardine nel nostro ordinamento giuridico e, ancor più in generale dello Stato moderno inteso come Stato di diritto. L'obbligo di motivazione in linea generale trova il suo fondamento nelle norme di legge che regolano le varie tipologie di processo: civile, penale, amministrativo, disciplinare, tributario, arbitrale. Vi sono tuttavia particolari norme che prevedono questo  obbligo espressamente per determinati settori. Nella fattispecie tale obbligo è previsto ex professo dal D.P.R. 5 aprile 1950, n. 221, art. 47 che dispone la nullità del provvedimento che infligge la sanzione disciplinare se non contiene l'esposizione dei motivi. 

Fonte

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Seguici sui Social

Facebook
Linkedin