Obbligazione di mezzi o di risultato nel trattamento odontoiatrico?

Una questione che, da sempre, interessa l’attività medica e odontoiatrica è l’eterno dilemma tra l’obbligazione di mezzi e l’obbligazione di risultato.

La differenza, sotto il profilo giuridico, è tutt’altro che formale in quanto nelle obbligazioni di mezzi l’onere della prova graverebbe sul creditore mentre nelle obbligazioni di risultato si prescinderebbe dalla colpa e si sarebbe in presenza di una ipotesi di responsabilità oggettiva tranne nel caso che il debitore dimostri che l’inadempimento è dipeso da fatto a lui non imputabile (Ferrari M.).

Cerchiamo di fare il punto della situazione. Quando si ordina un mobile ad una falegname si stipula un contratto d’opera per il  quale si pretende che il manufatto (opus) ordinato risulti costruito secondo progetto ed a perfetta regola d’arte: si pretende quindi un risultato.

Viceversa, quando chiediamo ad un professionista di prestare le sue capacità professionali per la tutela di un interesse e/o la risoluzione di un problema non si può pretendere che questi raggiunga il risultato e quindi soddisfi le nostre speranze, ma si potrà solo pretendere che egli adotti quella diligenza che la fattispecie richiede usando tutto il suo bagaglio di esperienze e cognizioni, onde tentare di risolvere al meglio il problema: si tratta quindi di un’obbligazione di mezzi.

Dunque, pur essendo entrambe le prestazioni inquadrabili nell’ambito del contratto d’opera, la prima, quella del falegname, riguarda solo il compimento di un’opera mate­riale, per cui se ne pretende un ri­sultato, mentre quella che si richie­de al professionista, essendo rela­tiva solo a prestazioni intellettuali attraverso il mezzo del sapere, non può essere mirata al raggiun­gimento di uno scopo come risul­tato ma solo al tentativo di raggiun­gerlo, essendo questo in ogni caso influenzato da elementi esterni molte volte imponderabili.

Rispetto ai professionisti in genere (avvocati, notai, commercialisti, ingegneri ecc.), per medici e odontoiatri il discorso è ancora più complesso e, per molti aspetti, diverso dal momento che ogni paziente ha una situazione biofisica differente sicché, quand’anche l’intervento sia di facile soluzione, routinario, il raggiungimento del risultato voluto non sempre dipende dell’opera del medico e in qualche circostanza, la prestazione riguarda un aspetto dinamico materiale che la sola diligenza non consente di risolvere favorevolmente.

Il caso diventa ancora più particolare quando trattasi di interventi a prevalente interesse estetico come, ad esempio, una protesi dentaria che deve essere impiantata al paziente che vuole solo migliorare il suo aspetto esteriore, così come sempre più spesso accade nei nostri studi.

In campo odontoiatrico, quindi, ed in particolare ogni qualvolta viene applicato un manufatto protesico, ovvero quando vi sia una decisa componente estetica della prestazione, la situazione cambia perché “l’obiettivo desiderato dal pazientre\committente è il risultato stesso della attività professionale”

Quindi, se è vero che l’obbligazione del medico, in genere, non è di risultato è evidente che l’operato dell’odontoiatra deve offrire in concreto, ed in specie nei casi particolari su descritti (protesico-estetici), un corretto risultato sotto il profilo anatomo-funzionale ed estetico.

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