Le fonti normative del consenso

Ripassando brevemente le fonti normative vorremmo segnalare la univocità di opinioni sulla necessità di un valido consenso, sia in ambito deontologico che giuridico.

Il Codice deontologico, al Titolo III (rapporti con il cittadino), dedica l’intero Capo IV alla materia “informazione e consenso” con gli art. 33, 34, 35, 36, 37 e 38; citiamo solo un passaggio fra i più significativi: “… il medico dovrà comunicare con il soggetto tenendo conto delle sue capacità di comprensione, al fine di promuoverne la massima partecipazione alle scelte decisionali e l’adesione alle proposte diagnostico-terapeutiche. Ogni ulteriore richiesta di informazione da parte del paziente deve essere soddisfatta”.

Numerose anche le fonti giuridiche, fra cui ricordiamo:

a) quelle Costituzionali

Art. 13: La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. E' punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

Art. 32: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

b) dei Codici Civile e Penale:

Codice Civile:

Art. 5 (Atti di disposizione del proprio corpo)

Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente dell’integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume.

Codice Penale:

Art. 50 (Consenso dell’avente diritto)

Non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della persona che può validamente disporne.

Art. 54 (Stato di necessità)

Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.

C) altre leggi e documenti

Tra le norme in ambito sanitario fondamentale la Legge 23 dicembre 1978, n. 833, istitutiva del Sistema Sanitario Nazionale, cha all’Art. 33, I° e V° comma, afferma che gli accertamenti e i trattamenti sono di norma volontari  e prevede anche, in caso di trattamenti obbligatori - rivolti ai malati di mente in fase acuta di malessere - che questi siano attuati con contestuali iniziative intese ad assicurare il consenso e la partecipazione  di chi è obbligato al trattamento.

Numerosi i richiami al consenso informato presenti nei documenti internazionali:

1948 Dichiarazione Universale dei diritti umani

1949 Codice di Norimberga

1950 Convenzione per la difesa dei diritti dell’uomo e delle libertà

1952 Protocollo aggiuntivo del Consiglio d’Europa

1961 Carta Sociale Europea , rivista nel 1996

1997 Convenzione di Oviedo

2000 Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea (c.d. Carta di Nizza).

2004 Trattato di Roma

In sostanza, in questi documenti si richiede e si auspica una corretta attenzione agli interessi del paziente, come specificato dall’ Art. 5 (Capitolo II – Consenso) della citata convenzione di Oviedo: “Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso”.

Ovviamente, anche il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) ritiene che il consenso informato costituisca legittimazione e fondamento dell’atto medico e, allo stesso tempo, strumento per realizzare quella ricerca di “alleanza terapeutica” - nell’ambito delle leggi e dei codici deontologici - e di piena umanizzazione dei rapporti fra medico e paziente, cui aspira la società attuale.

In particolare, in un documento/parere del 1992, si specifica che in caso di malattie importanti e di procedimenti diagnostici e terapeutici prolungati il rapporto curante-paziente non può essere limitato ad un unico, fugace incontro. Il curante deve possedere sufficienti doti di psicologia tali da consentirgli di comprendere la personalità del paziente e la sua situazione ambientale, per regolare su tali basi il proprio comportamento nel fornire le informazioni….evitando esasperate precisazioni di dati (percentuali esatte - oltretutto difficilmente definibili - di complicanze, di mortalità, insuccessi funzionali) che interessano gli aspetti scientifici del trattamento. In ogni caso, il paziente dovrà essere messo in grado di esercitare correttamente i suoi diritti, e quindi formarsi una volontà che sia effettivamente tale, rispetto alle svolte ed alle alternative che gli vengono proposte.

E’ presente anche un richiamo alla richiesta dei familiari di fornire al paziente informazioni non veritiere, che non deve essere vincolante. Il medico ha il dovere di dare al malato le informazioni necessarie per affrontare responsabilmente la realtà, ma attenendosi ai criteri di prudenza, soprattutto nella terminologia, già enunciati.

Infine si fa cenno al consenso informato in forma scritta che diventa un “dovere morale in tutti i casi in cui per la particolarità delle prestazioni diagnostiche e terapeutiche si rende opportuna una manifestazione inequivoca e documentata della volontà del paziente”.

In proposito, oltre a tutti i casi di sperimentazione clinica, ricordiamo le disposizioni legislative che prevedono espressamente il consenso scritto nelle seguenti prestazioni sanitarie:

Trasfusione di sangue • legge 4.5.1990, n. 107

Accertamento diagnostico HIV • legge 5.6.1990, n. 135, art. 5

Donazioni di tessuti e di organi tra persone viventi • legge 26.6.1967, n. 458

Prelievo e innesto di cornea • legge 12.8.1993, n. 301, art. 1

Procreazione medicalmente assistita • legge 19.2.2004, n. 40

Interruzione volontaria della gravidanza  • legge 22.5.1978, n. 194

Terapia elettroconvulsivante • legge Regione Piemonte 3.6.2002, n. 14, art. 3

E’ evidente, quindi,  che senza il consenso del paziente, ogni atto medico è illegittimo, così come è innegabile che il consenso, per essere valido, deve discendere da un’informazione adeguata, esaustiva e consapevole.

Testo integrale dell'art. pubblicato su "Tagete – Archives of Legal Medicine and Dentistry"  Year XV- n° 4 dicembre 2009

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