Il consenso perfetto

Un interessante articolo apparso di recente ha parlato di alcuni aspetti del consenso in modo decisamente condivisibile: “…belli i congressi sul consenso: i magistrati parlano delle ultime sentenze della cassazione, i medici legali del nesso di causa, i giornalisti delle esigenze della stampa, gli avvocati della necessità di spegnere il contenzioso e così via... i materiali abbondano…ma manca una sintesi e soprattutto manca l’analisi dei protagonisti e cioè il paziente e il medico...

l’aspetto umano nell’incontro tra paziente e medico, momento privilegiato e insostituibile, va sempre più nello sfondo…che il consenso sia un grosso problema non c’è dubbio e per affrontarlo ci vuole la buona volontà di medici e pazienti: il medico deve recuperare la centralità del paziente, a svantaggio di soldi e visibilità, e il paziente deve imparare a responsabilizzarsi…non è affatto vero che il paziente voglia sapere tutto, almeno in un elevato numero di casi; di solito chiede la rassicurazione preventiva che tutto andrà bene, il che è esattamente ciò che il medico non può fare (perché il rischio operatorio esiste eccome) e che non dovrebbe fare. Anche se per vanità, per eccessiva fiducia nei suoi mezzi, per paternalismo, molte volte lo fa. Incautamente. Tutto questo equivoco ha generato il problema consenso informato e, di conseguenza, la ricerca del consenso perfetto…personalmente preferisco il medico che dice “ci auguriamo entrambi che vada tutto bene” piuttosto che perentorio “le garantisco che andrà tutto bene”.

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