Sul nesso causale…in dottrina

1. Il nesso di causalità.

Nel diritto, ma prima ancora nelle scienze naturali, si definisce come nesso di causalità il rapporto tra una circostanza condizionante ed una circostanza condizionata, tra la causa e l'effetto.

Il problema della verifica dell'esistenza -o meno- di un rapporto causale tra due fatti non è di pertinenza del solo diritto, ma costituisce un dato della realtà pratica. Come ci ricordava un grande esponente della nostra dottrina civile (De Cupis 1954, 106) il rapporto di causalità è il legame che intercede tra due diversi fenomeni, per cui l'uno assume figura di effetto rispetto all'altro

Nel diritto il nesso di causalità costituisce il fattore per cui un fatto dannoso viene imputato ad un essere umano. Il compito del giurista è quindi quello di elaborare criteri di rilevanza e di valutazione giuridica del fatto causale in vista degli scopi normativi tipici del diritto, perché soltando ricostruendo il nesso causale è possibile collegare un comportamento alle sue conseguenze.
Sia nel campo civile che nel campo penale l'obiettivo è che l’addebito di un fatto ad un colpevole (un responsabile) avvenga in modo da evitare che il giudice debba effettuare un giudizio eccessivamente discrezionale e quindi a rischio di ingiustizia.
Se queste considerazioni riguardano l’accertamento della responsabilità (il rapporto di causalità tra il fatto l'evento), analoghe problematiche sorgono per l’estensione della responsabilità (il rapporto tra il fatto e il danno): anche quando si deve addebitare un obbligo risarcitorio ad un soggetto, è necessario stabilire con la massima precisione possibile l'estensione del suo obbligo risarcitorio.
Il problema fondamentale, sotto entrambi i punti di vista, è allora quello di scegliere tra i diversi antecedenti del fatto quelli che possono effettivamente considerarsi conseguenze del fatto che noi prendiamo in considerazione, e poter effettuare questa valutazione nel modo più oggettivo possibile.

2. Causalità materiale e causalità giuridica.

I criteri valutativi del nesso causale sono parzialmente diversi nel settore civile e nel settore penale, date le diverse funzioni di queste due branche del diritto ma ha maggiore importanza la distinzione tra causalità materiale e causalità giuridica. Con questi due termini si definiscono i diversi problemi dell'accertamento e dell'estensione della responsabilità.
L'indagine sulla responsabilità materiale è necessariamente propedeutica a quella sulla causalità giuridica, che presuppone l'accertamento positivo del rapporto di causa ed effetto tra l'evento ed il pregiudizio.
Quando si parla di causalità materiale ci si riferisce all'imputazione del fatto illecito al responsabile, e il suo oggetto è il rapporto causale tra il fatto e l'evento ovvero tra il comportamento e il suo risultato. La causalità materiale è denominata anche causalità naturale, o causalità di fatto, che costituiscono tutti sinonimi del primo termine.
Quando si parla di causalità giuridica, ci si riferisce invece ai problemi di determinazione del danno risarcibile; la sua funzione è quella di selezionare tra le possibili conseguenze di un fatto quelle per cui il colpevole dovrà rispondere e questo è il settore in cui è maggiore l'autonomia della responsabilità civile, data l'esistenza di specifiche norme sulle causalità giuridica.

3. La disciplina normativa.

Nel codice penale gli artt. 40 e 41 prendono espressamente in considerazione il nesso causale, mentre le regole causali nel settore civile, pur esistenti, sono sottintese a diversi articoli del codice: l'art. 1221 c.c., l'art. 1223 c.c., l'art. 1227 c.c. e l'art. 2043 c.c.
Anche nell'ambito civile, sono comunque valide le regole dettate dagli artt. 40 e 41 c.p.
L'art. 40 c.p. prevede che nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l'evento dannoso o pericoloso, da cui dipende l'esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione, mentre l'art. 41 regola il concorso di cause, stabilendo che il concorso di cause preesistenti o simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall'azione od omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra l'azione od omissione e l'evento, e specificando che le cause sopravvenute escludono il rapporto di causalità quando sono state da sole sufficienti a determinare l'evento.
Da tutta la costruzione normativa emerge comunque la regola chiave in tema di causalità: la regola condizionalistica o della condicio sine qua non.
Secondo questa regola, va considerata causa di evento ogni condizione senza la quale l'evento non si sarebbe verificato, o si sarebbe verificato con modalità diverse.
La regola implica un giudizio ipotetico di eliminazione mentale: si deve ipotizzare se l'evento che ci interessa si sarebbe - o meno - verificato anche in assenza di quel determinato antecedente.

4. Le teorie sulla causalità.

La dottrina italiana ed estera ha elaborato con il tempo diverse teorie sulla causalità, la gran parte delle quali comunque sottintende e si fonda sulla regola della condicio sine qua non.
Le teorie si differenziano però nei correttivi che applicano all'operatività di questa regola.
Le principali teorie sulla causalità sono:
(1) la teoria condizionalistica o dell'equivalenza delle cause con la variante della sussunzione sotto leggi o causalità scientifica (su cui v. particolarmente l'opera di Stella 2004);
(2) la teoria della causalità adeguata o della regolarità causale (su cui v. Franzoni 2004 o Forchielli 1960) ;
(3) la teoria della causalità umana, o della signoria dell'uomo sul fatto (su cui v. Antolisei 1997);
(4) la teoria della causa prossima o della prevalenza, o causalità immediata (su cui v. Trimarchi 1967);
(5) la teoria dello scopo della norma;
(6) la teoria dell'aumento di rischio.
A queste si potrebbe aggiungere la causalità efficiente, ma essa costituisce più un correttivo alla regola della condicio sine qua non, compatibile con tutte le altre teorie, che una teoria effettivamente autonoma.
Interessante notare che le due prime regole (la teoria dell'equivalenza delle cause e la teoria della causalità adeguata) sono applicate nei principali sistemi giuridici occidentali.
Recentemente nel nostro paese si è provato a ragionare su nuovi metodi di valutazione della causalità nell'ambito civile, e a questo proposito si possono citare l'idea di una causalità fondata su criteri probabilistici (Capecchi 2004), come pure il sistema della causalità funzionale

 

Fonte:

Bordon 2006. Danno, Illecito, Responsabilità

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