Una delicata questione di equilibrio

Considerato che la medicina non è una scienza esatta, tenuto conto delle variabili individuali e degli imprevisti che possono modificare il decorso dei trattamenti pur in presenza di condotta ineccepibile del sanitario, ogni trattamento deve essere affrontato con  attenzione non essendo possibile definire delle regole valide sempre, come e comunque.

Gli odontoiatri, soprattutto per quegli interventi ad alto contenuto estetico, devono tener conto di tale verità e non “andarsi a cercare” una obbligazione di risultato ricadendo in una condotta superficiale quando non abnorme giacchè informata da un “appetito professionale” da condannare senza attenuanti.

Anche se può suonare anacronistico, “l’integrità morale dell’operatore deve essere la migliore garanzia dei diritti del paziente” (Laforet)

Rispetto alla posizione della giurisprudenza, spesso disomogenea e a volte decisamente contraddittoria, riprendiamo e condividiamo l’insegnamento del Fiori: “…sentenze e massime sono utili quale orientamenti generici, spunti di riflessione ma le regole di comportamento devono essere dettate dalla scienza medica non dal diritto giurisprudenziale…”

Certo, non è semplice; si tratta di trovare un non facile equilibrio tra l’esigenza di informare e quella di non creare ansie, tra quella di curare e quella di non fare danni…e la conquista di tale equilibrio passa non solo attraverso gli studi ma anche attraverso un percorso continuo di esperienza, autoanalisi e formazione: analizzare le proprie azioni e le capacità di individuare i modi per migliorarle, accettare la perfettibilità e coltivare una sana attitudine al continuo apprendimento ed all’autoconsapevolezza.

Gli errori in campo odontoiatrico-sanitario, come in ogni altro comportamento umano, sono ineliminabili ma debbono essere prevenuti o ridotti al minimo attraverso lo studio continuo, l’impegno costante e la volontà degli operatori di evitarli insieme ai pazienti.

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