La mediazione in odontoiatria: opinioni a confronto

Con il D. Lgs. n. 28 del 4 marzo 2010 e il DM n. 180 del 18 ottobre 2010, entrati in vigore il 21 marzo, il legislatore ha cercato di alleggerire la giustizia civile, introducendo nel nostro ordinamento la disciplina della mediazione.

Secondo quanto afferma il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, “i cittadini hanno comunque la possibilità di ricorrere al giudice naturale. L’obiettivo è quello di ridurre il numero di cause che approdano ogni giorno in tribunale e che determina l’arretrato da cui è oberata la giustizia italiana. Negli ultimi anni si è raggiunta una capacità smaltimento del 96%, ma quel 4%, accumulato in 25 anni, ha determinato 6 milioni di cause pendenti. Se, con la mediazione, riusciamo a smaltire le cause e a ridurre il numero di quelle che approdano in tribunale, potremmo pareggiare il bilancio della giustizia”.

Secondo l'Oua, Organismo Unitario dell'avvocatura, la mediazione obbligatoria inciderà su oltre mezzo milione di cause.

Cosa ne pensano gli addetti ai lavori?

Raccogliendo i commenti apparsi di recente sulle riviste del settore e sul web risulta chiara la variabilità e divergenza di pareri.

Riportiamo di seguito le opinioni del mondo odontoiatrico, medico-legale, universitario, sindacale, di categoria, legale e assicurativo.

Secondo Fabrizio Montagna, presidente Società italiana di Odontoiatria legale e assicurativa (Siola) le energie impiegate nella procedura di mediazione “…a fronte di numerose sedute, non danno soddisfazione: sia per una naturale rissosità nazionale, sia per i numeri statistici ed economici flebili, sia perché in contraddizione con la sociologia del lavoro delle professioni, il cui ruolo è detenere conoscenze convertibili in vantaggio economico (principio in questo territorio inesistente). In buona sostanza ritengo che l’entrata in vigore di questo istituto sia una meritoria istituzione giuridica, che lascerà sostanzialmente inalterati i numeri e i percorsi giudiziari del futuro, in quanto avversato dalla professione medica e giuridica”.

Paolo Monestiroli, odontostomatologo e titolare di Medicina legale presso il San Raffaele di Milano ritiene che la procedura “…potrà generare, se ben sfruttata, vantaggi per il cittadino e per la professione odontoiatrica. Proprio nelle parti è insita la volontà o la possibilità di giungere a un accordo, che il più delle volte non ha avuto un esito positivo per risvolti non transattivi dovuti a divergenze di vedute sulla valutazione di pochi punti in percentuale…non bisognerà però tralasciare i valori umani di ogni individuo, che potrebbero, in ogni istante del percorso conciliativo, stravolgerne il risultato”.

Il parere di Marco Scarpelli, odontologo forense, è che vi sono molte zone d’ombra: “Ritengo molto difficile giudicare, a priori, se la mediazione risulterà efficace per gestire o per ridurre i tempi del contenzioso in odontoiatria. Certo, non mi sembra uno strumento adatto a diminuire, in origine, il contenzioso, ma piuttosto, nelle intenzioni, a limitarne la durata e, quindi, abbatterne tempi e relativi costi economici e di stress. In ogni caso rimango scettico e, per quanto ho potuto comprendere delle modalità attuative, risultano ancora ampie zone d’ombra e aspetti da chiarire”. Il Dr. Scarpelli ritiene inoltre che la professione medica e odontoiatrica debbano dotarsi “di meccanismi automatici di gestione del contenzioso a fini conciliativi”

Paolo Arbarello, direttore dell’Istituto di Medicina legale dell’Università «La Sapienza» di Roma e presidente della Società italiana di medicina legale (Simla), ritiene  la mediazione “servirà solo nei casi più grossolani…non ritengo che la procedura della mediazione riuscirà a risolvere i casi di contenzioso. A meno che i casi di contenzioso non siano manifestamente pretestuosi, quando c’è realmente un problema di danno da accertare non possono che intervenire dei tecnici: diventa indispensabile il medico legale».

Secondo il Dr. Giovanni Cannavò, presidente dell’associazione medico-giuridica Melchiorre Gioia, è “un meccanismo che va sperimentato…la mediazione rappresenta senza dubbio un nuovo strumento e una nuova sfida per cercare una soluzione ai conflitti in un settore così delicato come quello della responsabilità medica. Siamo quindi tutti chiamati, oggi, a fare un sforzo mentale per superare l’ottica avversariale - tipica del contenzioso - e sperimentare una nuova strada. La mediazione infatti - diversamente dal processo civile - è uno strumento che permette di risolvere un possibile conflitto attraverso la riconciliazione degli interessi delle parti. Più esattamente in mediazione - pur non prescindendo dagli aspetti giuridici del conflitto e dal potere che le parti hanno - si cerca la possibile soluzione facendo emergere, e dando quindi valore e rilevanza, anche agli interessi delle parti stesse.

Gli ordini e i sindacati

La Federazione Nazionale degli Ordini professionali (Fnomceo) secondo le affermazioni di Gabriele Peperoni, segretario della Federazione e delegato per la materia, punta “all’uniformità sul territorio; un regolamento valido su tutto il territorio e un'intesa con il Consiglio nazionale forense (CNF) in modo che gli Omceo interessati possano accreditarsi come Organismi di mediazione, nonché un corso unico di formazione per preparare i conciliatori sulle tematiche della sanità, dal risk management ai danni biologici e alla deontologia. “L’intenzione è arrivare al riconoscimento in capo al medico della funzione di mediazione che gli è propria. Pensiamo ai casi di danno biologico, in cui solo questa figura può dare una risposta”.

“Mi sembra una buona cosa” afferma Salvatore Rampulla, segretario generale Aio; “lo spirito con cui è stata promossa questa legge è stato quello di ridurre l’affollamento del contenzioso presso il tribunale. È evidente che, se una lite può essere chiusa di fronte a una commissione conciliativa direttamente tra professionista e cittadino, si crea un alleggerimento del lavoro del tribunale, con un vantaggio per le parti, ma anche per l’amministrazione giudiziaria”. C’è però la preoccupazione che lo strumento, poco costoso e agevole, possa invogliare molti cittadini che ritengono di aver subito un danno a citare il proprio dentista.

Della stessa opinione è il segretario nazionale Andi, Alberto Libero, perché il rischio è che passi l’idea di “un sistema facile e poco costoso per fare causa al medico e si intraprenda questa strada anche quando non ci sono le condizioni per farlo”. Il dr. Libero è comunque “favorevole a tutte le iniziative volte a semplificare e sburocratizzare il contenzioso medico-paziente” anche se è “impossibile dare oggi un giudizio sulla conciliazione obbligatoria, in quanto, di fatto, non è ancora pienamente operativa”.

Molto critico appare lo SMI, sindacato dei medici italiani. “Dalla padella alla brace” afferma Salvo Calì, segretario generale “in piena esplosione di denunce per la cosiddetta malasanità, invece di attivare proposte per far funzionare la nostra macchina giudiziaria e stimolare la nascita di Camere di Conciliazione con evidenti profili di professionalità, si vara un sistema che vede protagonisti enti pubblici e privati (spesso società di capitali con possibili conflitti di interessi) con mediatori con appena 50 ore di formazione e, spesso, senza alcuna conoscenza del diritto e delle leggi del nostro Paese. Così un medico accusato di negligenza, si troverà a dover discutere di una mediazione proposta da chi non ha alcuna conoscenza nel campo della responsabilità medica. E se il professionista non dovesse accettare la proposta si troverà trascinato davanti al giudice, con il pregiudizio di aver respinto una mediazione e con il possibile onere delle spese”.

Il mondo legale e assicurativo

L’avv.to Silvia Stefanelli, del foro di Bologna, esperta in diritto sanitario, pone l’accento sulle difficoltà pratiche da parte delle strutture pubbliche di gestire il nuovo istituto della mediazione, sia per quanto riguarda la possibilità di mediare da parte di una pubblica amministrazione, sia sui possibili profili di responsabilità amministrativa del funzionario che partecipando alla mediazione decida di accettare un accordo conciliativo impegnando in questo modo l’ente ospedaliero.

Nel caso che “l’Asl o l’ospedale ritenessero non sussistere alcun profilo di colpevolezza, la scelta di mediare magari versando denaro non dovuto al paziente potrebbe effettivamente configurare una responsabilità in capo al funzionario pubblico…ove invece - anche in base agli accertamenti interni o a quelli svolti nel corso della mediazione o comunque per lo stato dei fatti o della documentazione - emergessero profili di responsabilità della struttura, senza dubbio in questo caso si aprirebbe uno spazio di discrezionalità per il funzionario”

Il giudizio di Vittorio Verdone, direttore Ania, è alquanto critico, rilevando diversi nei della procedura; “in primo luogo la questione dell’obbligatorietà: le conciliazioni sono negoziazioni con una grande componente cooperativa; serve una volontà di accordo bilaterale. Secondo punto critico è l’unilateralità della scelta dell’organismo: una delle due parti subisce la scelta dell’altro; chi parte prima vince. L’aspetto più grave è che la disciplina non ha previsto l’obbligo di specializzazione: ci sono 160 organismi ai nastri di partenza i cui regolamenti non prevedono elenchi di operatori specializzati”.

La nostra opinione

Come ogni nuova procedura, particolarmente in un campo così delicato quale quello delle controversie in ambito sanitario, appare ovvio e scontato che si renderanno necessari degli aggiustamenti e che la novità deve essere testata sul campo.

Certamente è una procedura che non può applicarsi con successo in tutte le fattispecie, ma la nostra posizione è decisamente favorevole.

Ritroviamo numerosi elementi di convergenza con la posizione del Dr Cannavò, e riteniamo che nel corso della procedura si possono realizzare delle evenienze, quale la ripresa della comunicazione tra le parti, che nelle aule di tribunale non si riescono quasi mai a conseguire.

Nel corso della procedura vi è più spazio ovvero maggiore possibilità di far emergere dei fattori emozionali ed emotivi quasi sempre non evidenziati in modo esplicito; fattori che in alcuni casi, per il paziente leso, addirittura possono essere più importanti, o quantomeno altrettanto importanti, di quelli economici.

Un aspetto certamente fondamentale, da pianificare con attenzione, è quello della formazione dei mediatori che, partendo dalla imprescindibile conoscenza tecnica della materia medica e medico-legale, devono necessariamente acquisire una mentalità neutrale, (non orientata alla classica antinomia torto-ragione), sviluppare le abilità di negoziazione, dedicare maggiore attenzione alla comunicazione e all’ascolto.

Dalla combinazione di questi nuovi elementi, con la guida di un mediatore preparato e disponibile, ci sarà la possibilità di adottare soluzioni creative che non è possibile realizzare con la procedura ordinaria; anche operando delle concessioni rispetto alla propria proposta originaria, ipotesi pratiche di soluzione che partendo dai bisogni reali delle parti riescano a soddisfarli in un modo più globale, non solo economico.

In sintesi, il nostro pensiero è magistralmente riassunto da questa famosa affermazione: “Scoraggia la lite. Favorisci l’accordo ogni volta che puoi. Mostra come l’apparente vincitore sia spesso un reale sconfitto…in onorari, spese e perdite di tempo” (Abraham Lincoln)

Fonti:

1) Norberto Maccagno G.d.O. 2011; 4

2) Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; 01/04/2011

3) Sara Todaro, 24 Ore Sanità - 22-28 marzo 2011; 2-4

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