27/04/2010 - n. 10060 - Cass. Civ. Sez III°

La documentazione difettosa autorizza la presunzione di responsabilità

Con la sentenza 10060/2010, depositata il 27 aprile, la III° Sez. Civile della Cassazione conferma il principio secondo cui la cartella clinica lacunosa può risultare una prova determinante per dimostrare la responsabilità del medico in caso di lesioni al paziente.

IL caso concerne delle gravi lesioni da parto causato da tardivo intervento di taglio cesareo, nonostante il grave stato di sofferenza fetale, del quale i medici non si erano accorti. La cartella clinica presentava l’assenza totale dell’anamnesi generale e di quella ostetrica, così come di qualsiasi descrizione dell’intervento.

Come già affermato in numerose precedenti sentenze (cfr. Cass 20101/09; 577/08; 11316/2003) nel dispositivo si afferma che “l’obbligo di eseguire il monitoraggio non si adempie solo eseguendolo, ma refertandolo tempestivamente e conservandolo nella cartella clinica…nella fattispecie si ha ragione di ritenere che il comportamento corretto dei sanitari avrebbe senz’altro potuto evitare la sofferenza fetale”.

Il merito al nesso causale la Cassazione precisa che lo stesso “sussiste anche quando, attraverso un criterio probabilistico, si possa ritenere che l’opera del medico, se correttamente e prontamente prestata, avrebbe avuto serie e apprezzabili probabilità di successo».

Pertanto la difettosa tenuta della cartella clinica non esclude la sussistenza tra la condotta colposa del medico e il danno. All’opposto,  la sussistenza del nesso «si deve presumere allorché sia impossibile accertare e valutare altri ipotetici fattori causali proprio in conseguenza della lacunosa compilazione della cartella ».

Almeno due, quindi, le conseguenze gravi per le lacune in cartella:

  1. presunzione di negligenza a carico del professionista
  2. sussistenza del nesso causale in via presuntiva

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