11/05/2009 n. 10743 - Cassazione Civile - Sez. III

Una sentenza della Cassazione esclude la responsabilità del personale sanitario

Carenze strutturali: ne risponde l'azienda sanitaria e non il medico

Sent. N. 10743 del 11 maggio 2009 (emessa il 11 febbraio 2009) della Corte Cass., Sez. III - Pres. Senese Rel. Filadoro - Responsabilità civile - nesso di causalità criterio del “più probabile che non” - Ai fini della responsabilità civile, per la sussistenza del nesso di causalità materiale non occorre l’elevato grado di credibilità razionale (prossimo alla certezza) necessario ai fini della responsabilità penale, ma è sufficiente una relazione probabilistica concreta tra comportamento ed aventi dannoso secondo il criterio del “più probabile che non”.

La sentenza della Corte accoglie il principio ormai pacifico nella giurisprudenza civile secondo cui in tema di responsabilità civile nell’attività medico-chirurgica, ove sia dedotta una responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e/o del medico per l’inesatto adempimento della prestazione sanitaria, il danneggiato deve fornire la prova del contratto (o del «contatto») e dell’aggravamento della situazione patologica (o dell’insorgenza di nuove patologie per effetto dell’intervento) e del relativo nesso di causalità con l’azione o l’omissione dei sanitari, restando a carico dell’obbligato – sia esso il sanitario o la struttura – la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile. Tuttavia, l’insuccesso o il parziale successo di un intervento di routine o, comunque, con alte probabilità di esito favorevole, implica di per sé la prova dell’anzidetto nesso di causalità, giacché tale nesso, in ambito civilistico, consiste anche nella relazione probabilistica concreta tra comportamento ed evento dannoso, secondo il criterio, ispirato alla regola della normalità causale, del “più probabile che non”. (Cass., sez. III, 16 gennaio 2009, n. 975; ID 26 giugno 2007, n. 14759).

Passando a una analisi dei problemi relativi alle prestazioni sanitarie dalle quali originano delle responsabilità civile causate da insufficienza delle strutture, la Corte si esprime individuando una diretta responsabilità dell’azienda ospedaliera ed escludendo la responsabilità del personale sanitario: “L’Azienda Ospedaliera è civilmente responsabile per l’insufficienza ed inadeguatezza delle strutture per affrontare una prevedibile emergenza ove esse cagionino un danno al paziente (nel caso di specie la nascita in condizioni di invalidità totale e permanente) Mentre nessuna forma di responsabilità si configura per i medici che abbiano praticato tutta l’assistenza possibile con la struttura ed i mezzi a loro disposizione”.

Sul punto, occorre evidenziare che la massima segna invece un certo mutamento di rotta della Cassazione che in precedenti pronunce sembrava far carico al medico delle disfunzioni della struttura ospedaliera: Cfr. Cass., sez. III, 5 luglio 2004, n. 12273, secondo cui in tema di responsabilità del medico dipendente di una struttura ospedaliera per i danni subìti da un paziente ricoverato d’urgenza presso il pronto soccorso, pure se la difficoltà dell’intervento e la diligenza del professionista vanno valutate in concreto, rapportandole al livello della sua specializzazione e alle strutture tecniche a sua disposizione, egli deve valutare con prudenza e scrupolo i limiti della propria adeguatezza professionale, ricorrendo anche all’ausilio di un consulto se la situazione non è così urgente da sconsigliarlo; deve adottare, inoltre, tutte le misure volte a ovviare alle carenze strutturali e organizzative incidenti sugli accertamenti diagnostici e sui risultati dell’intervento, ovvero, ove ciò non sia possibile, deve informare il paziente, consigliandogli, se manca l’urgenza di intervenire, il ricovero in una struttura più idonea (si deve però sottolineare che nel caso di specie si configurava anche una palese inadeguatezza dei medici del pronto soccorso). Una sentenza di estrema rilevanza che si spera venga posta a fondamento di un consolidato orientamento giurisprudenziale.

Raffaele La Placa - Avvocato in Torino

Paolo D’Agostino - Docente di Diritto penale, Università di Torino

Fonte: Medicioggi on line

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