15.02.13 - n. 3777 - Cassazione Civile

Studi di settore con dentierometro

La Cassazione, con la sentenza n. 3777 del 15 febbraio 2013, ha stabilito che scatta l'accertamento fiscale a carico del dentista che, pur avendo acquistato un numero elevato di protesi, ne ha poi fatturate ai clienti molte di meno.

Svolgimento del processo

La Commissione tributaria regionale della Puglia, con sentenza in data 22.5.2007, ha accolto l’appello di G.C. odontoiatra, avverso la decisione di primo grado che aveva invece confermato un avviso di accertamento di maggiori redditi per l’anno 1993.

Riferisce la sentenza che la rettifica era stata incentrata sulla discrasia tra il numero di protesi dentarie dal professionista commissionate (e documentate in acquisito) e il numero di quelle desumibili dalle prestazioni munite di ricevute fiscali; e quindi sulla omessa annotazione dei maggiori corrispettivi conseguiti per ognuna delle protesi non assistita da successiva fatturazione.

Condividendo la linea difensive del contribuente, la Commissione regionale ha spiegato la suddetta discrasia con la generale considerazione che l’odontoiatra chiede il compenso per una prestazione unitaria, nell’ambito della quale l’applicazione di protesi definitive è normalmente preceduta dall’applicazione di una o più protesi provvisorie. Ha quindi evidenziato la mancanze di prove dell’ipotizzata omessa annotazione di corrispettivi in quanto le impiegate presunzioni non erano state assistite dai necessari requisiti di gravità, precisione e concordanza.

Per la cassazione di questa sentenza l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso articolato in un motivo.

Tra i motivi della decisione segnaliamo:

III. – Nella fattispecie sostanziale rileva il principio, tratto dal disposto ex art. 39 del d.p.r. n. 600/1973 secondo cui è legittimo il recupero a tassazione dei ricavi, ricostruiti induttivamente, ove la cessione o l’impiego in prestazioni d’opera di beni possa desumersi dalla esistenza di documentazione di acquisto. Spetta difatti al contribuente fornire la specificazione appropriata per categorie omogenee di beni (v. Cass. n. 23950/2011).

A tale principio risponde anche il caso di prestazioni sanitarie avente base nella installazione di protesi dentarie, giacché ai fini della prova per presunzioni semplici non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, essendo sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile secondo un criterio di normalità (e v. infatti Cass. n. 1915/2008).

IV. – Il giudice d’appello, per affermare l’inconsistenza della presunzione, si è invece affidato ad argomentazioni apodittiche, siccome inesplicate in relazione ai dati di fatto acquisiti e posti a base del convincimento.

È invero astratto, e come irrilevante, affermare che la fatturazione della prestazione odontoiatrica avviene in modo unitario, rispetto all’impiego di protesi provvisorie strumentali alla installazione di quelle definitive.

La Corte accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Commissione tributaria regionale della Puglia.

Mario Aversa

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