01/12/2009 - n. 45920 - Cass. Pen. sez. IV°

I giudici non devono fare i medici!

La quarta sezione penale della Cassazione, con sentenza n. 45920 depositata il 1° dicembre 2009, ha annullato con rinvio il verdetto emesso nel 2006 dalla Corte d’appello di Roma nei confronti di un medico di pronto soccorso, ritenuto civilmente responsabile della morte di un paziente.

 

Afferma infatti la Suprema Corte che una Corte d’appello non può surrogarsi «alle valutazioni tecniche dei periti e dei consulenti», sulla base di affermazioni «sì di apparente natura scientifica ma non ancorate a riferimenti di letteratura scientifica o di affermazioni categoriche di periti o di consulenti».

Il medico in questione aveva sbagliato la diagnosi iniziale, sottovalutando segni e sintomi della malattia; di conseguenza non aveva richiesto indagini strumentali più approfondite e specifiche, né effettuato monitoraggi del decorso della malattia, mancanze che, nel giudizio della Corte d’appello, avevano determinato un ritardo di circa 12-14 ore nell’effettuare l’intervento chirurgico, intervento realizzato presso altro ospedale e in presenza di un quadro clinico notevolmente più grave, al quale il paziente non è sopravvissuto. Ritardo colpevole, che avrebbe determinato la morte di un paziente che, date le buone condizioni di salute pregresse e la sua relativamente giovane età, con un intervento tempestivo forse avrebbe potuto salvarsi.

Osserva la Cassazione che i giudici d’appello - «a fronte di affermazioni in termini di quasi certezza dei periti di ufficio sullo stato estremamente grave del paziente all’atto del ricovero» - hanno agito demolendo sistematicamente le asserzioni dei periti sulla base di rilievi e considerazioni mediche, senza basare il giudizio su fatti concreti.

La Cassazione ribadisce dunque il concetto che non si può condannare sulla base di sole ipotesi, anche in presenza di considerazione di natura logica che farebbero supporre che il malato si sarebbe potuto salvare se il medico avesse agito correttamente. Non si può basare un giudizio «su rilievi non acquisiti con certezza circa la non ancora compromissione, all’atto del ricovero, di organi viscerali con danni sensibili e sulla considerazione della sua ancora giovane età e di un pregresso buono stato di salute». Il rigore imposto dalla famosa sentenza “Franzese” non è stato rispettato.

La decisione del giudice d’appello va annullata e il caso riproposto al giudice competente per valore allo stesso grado di giudizio.

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