19/12/2011 - n. 46830 - Cassazione Penale Sez. IV°

Responsabilità medica: non si può condannare in base alle statistiche!

La quarta sezione penale della Cassazione, con la sentenza n. 46830/2011, ha annullato, con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello, una sentenza di secondo grado emessa sul caso di una dottoressa di guardia medica che non si era accorta di una meningite in atto in due bimbi che aveva visitato, uno dei quali era morto il giorno dopo.

Nel caso specifico la dottoressa era stata chiamata per visitare una bambina che presentava febbre alta persistente, petecchie ed esantema emorragico a braccia e gambe. A casa della piccola trovò anche il cuginetto, anche lui con febbre alta, nei confronti del quale la dottoressa diagnosticò un’orticaria o una malattia esantematica senza sospettare altro. Il bimbo, però, dopo alcune ore si aggravò e morì per arresto cardiocircolatorio secondario a shock settico da meningite meningococcica e pneumococcica acuta.

Il tribunale di Genova, chiamato a pronunciarsi a seguito del ricorso dei genitori del piccolo, assolveva la dottoressa perché non riteneva provato il nesso causale tra la condotta causale e il decesso del bambino. In secondo grado, viceversa, la dottoressa veniva condannata a otto mesi di reclusione. Ma la Cassazione, dal canto suo, smonta le motivazioni della condanna. Nessun dubbio sul fatto che la dottoressa abbia agito con imperizia e superficialità ignorando i sintomi allarmanti e omettendo di disporre il ricovero per approfondimenti.  Ma non è certo il nesso di causalità: il perito, in secondo grado, aveva osservato che se il piccolo fosse stato inviato all’ospedale pediatrico, distante 27 chilometri da casa, avrebbe potuto ricevere subito la terapia adeguata con una possibilità di sopravvivere del 50%. La Suprema Corte, viceversa, citando la sentenza Franzese, ribadisce che “le Sezioni Unite hanno ripudiato qualsiasi interpretazione che faccia leva , ai fini dell’individuazione del nesso causale quale elemento costitutivo del reato, esclusivamente o prevalentemente su dati statistici ovvero su criteri valutativi a struttura probabilistica”. E’ necessaria la certezza non oggettiva ma “processuale” che la condotta del medico abbia portato al decessocon alto o elevato grado di credibilità razionale o probabilità logica”. La sentenza d’appello, infatti, si presenta invece “frammentaria, incoerente  e non in sintonia con i principi enunciati”.

Notiziario OO.MM Salerno del 10 marzo 2012

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