18.04.2012 - n. 14930 - Cassazione penale - sez. IV

Interessante sentenza sulla causalità omissiva in tema di responsabilità medica applicabile, ovviamente, anche in ambito odontoiatrico.

Causalità omissiva e professione medica: il tramonto del 'paradigma della certezza'

Considerando le ultime produzioni delle corti di giustizia italiane in ordine alla responsabilità omissiva (specificamente nel settore medico), ed in particolare considerando la sentenza in oggetto, sembra ormai esser fugato ogni dubbio circa il definitivo tramonto del “paradigma della certezza” nell’ambito della causalità omissiva, soprattutto con riferimento all’arte medica.

Con l’espressione “paradigma della certezza” si fa riferimento a quella idea (dottrinale e giurisprudenziale, maturata soprattutto con le famose “tre sentenze Battisti”) secondo cui ai fini della affermazione della responsabilità penale per omissione sarebbe necessario poter rispondere in modo certo all’interrogativo legato alla formula condizionalistica della causalità (in questo caso, della causalità omissiva): se fosse stata realizzata l’azione richiesta nel caso di specie, l’evento si sarebbe evitato? E la risposta con carattere di certezza a tale interrogativo sarebbe possibile da raggiungere solo mediante l’utilizzo di leggi scientifiche universali o perlomeno con frequenze altissime: se proprio non abbiamo leggi con frequenza del 100%, sarà necessario utilizzare almeno leggi scientifiche che si avvicinino a quella frequenza, secondo il concetto di “ alto grado di credibilità razionale o certezza processuale”

La Sentenza in oggetto apre  la strada all’utilizzo, ai fini della spiegazione causale, delle leggi scientifiche anche con frequenze medio-basse.

Un passo della sentenza recita così:

non è consentito dedurre automaticamente dal coefficiente di probabilità statistica espresso dalla legge la conferma, o meno, della ipotesi accusatoria sull’esistenza del nesso causale, poiché il giudice deve verificarne la validità nel caso concreto, sulla base delle circostanze del fatto e dell’evidenza disponibile, così che, all’esito del ragionamento probatorio che abbia altresì escluso l’interferenza di fattori alternativi, risulti giustificata e processualmente certa la conclusione che la condotta omissiva del medico è stata condizione necessaria dell’evento lesivo con «alto o elevato grado di credibilità razionale» o «probabilità logica»”.

Quindi, l’unica certezza raggiungibile è quella “processuale”, cioè quella certezza che si raggiunge mediante il ricorso a criteri di valutazione del materiale probatorio relativo al caso di specie (c.d. evidenza disponibile), previsti dall’ordinamento giuridico e, all’esito dei quali, si possa affermare che il rapporto causale sussiste o meno in termini di “alto grado di credibilità razionale” o in termini di “elevata probabilità logica”.

In definitiva, appare chiaro come le SS. UU. abbiano voluto scacciare l’idea di una “pregiudiziale obbligatoria” rappresentata dal tasso percentualistico elevatissimo, vicino a 100, di cui deve essere dotata una legge scientifica per poter essere utilizzata ai fini dell’accertamento causale. Infatti, anche adottando leggi scientifiche con coefficienti medio-bassi sarà possibile pervenire ad un accertamento causale di elevato grado di credibilità razionale qualora corroborate dal positivo riscontro probatorio che dimostri la sicura non incidenza di altri fattori causali alternativi.

Ecco dimostrato quindi che da una legge scientifica di copertura con coefficienti medio-bassi si possa giungere, grazie alla sicura esclusione di fattori causali alternativi e alla considerazione di tutte le circostanze del caso concreto, ad una spiegazione causale con un “elevato grado di credibilità processuale”.

Ecco dimostrato dunque come, seppur la sentenza in parola non contenga nessun richiamo alla famosa “sentenza Franzese”, di fatto ad essa si conformi in tutto e per tutto al principio secondo cui è possibile far ricorso anche a leggi scientifiche con frequenze medio-basse per la spiegazione causale.

Fonte

Altalex, 17 gennaio 2013. Nota di Giuseppe Crapanzano

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