22.03.2013 - n. 13542 – Cassazione Penale – Sez. IV

Ma nei casi dubbi è d’obbligo indagare

Non serve ad assolvere il medico lo “scudo” della specializzazione: l’errore diagnostico si configura non solo quando, in presenza di uno o più sintomi di una malattia, non si riesca a inquadrare il caso clinico in una patologia nota alla scienza o si arrivi a un inquadramento erroneo, ma anche quando si ometta di analizzare gli esiti degli esami e di eseguire o disporre controlli e accertamenti doverosi ai fini di una corretta formulazione della diagnosi.

Le attività poste in essere da medici diversi nei confronti dello stesso paziente devono infatti convergere verso il fine comune della cura del malato. Di conseguenza, ogni sanitario che interviene non può esimersi dal conoscere e dal valutare l’attività svolta dagli altri professionisti che lo hanno preceduto. Il medico è tenuto a una precisa obbligazione di garanzia nei confronti del paziente in quanto ciascuno è, per intero, destinatario dell’obbligo giuridico di impedire l’evento. Il principio di affidamento non opera quando colui che si affida versi in colpa, per aver violato norme precauzionali o per aver omesso determinate condotte, confidando che altri, succedendo nella posizione di garanzia, eliminino la violazione o pongano rimedio all’omissione.

È con queste motivazioni che la Suprema Corte, sezione IV penale, con sentenza n. 13542/2013 del 22 marzo, ha cassato ai soli fini civili, stante l’avvenuta prescrizione penale, la pronuncia della Corte d’appello di Catanzaro che, ribaltando la sentenza di primo grado, mandò assolto il sanitario specialista in pneumologia che era stato ritenuto responsabile del decesso di un giovane per rottura dell’aorta ascendente in soggetto con aneurisma dissecante dell’aorta.

I consulenti che effettuarono l’autopsia evidenziarono la condotta colposa dell’imputato, il quale non valutò gli esiti degli accertamenti disposti ed effettuati dal cardiologo e non accertò il procedimento patologico in atto.

La Corte d’appello osservava al contrario che, pur senza attendere l’esito dell’esame radiografico, il medico aveva effettuato una diagnosi interlocutoria corretta con riguardo al proprio settore di specializzazione e che l’imputato era esonerato dalla verifica di patologie a carico dell’apparato cardiocircolatorio, in presenza di altro specialista che aveva già esaminato il paziente dal punto di vista cardiologico.

Posizione respinta dalla Cassazione che ha ritenuto la motivazione d’appello contraddittoria, rilevando la negligenza professionale del medico nel fatto che omise di analizzare gli esiti degli esami cardiologici ed effettuò una diagnosi su dati clinici incompleti, cioè a dire senza visionare l’esito dell’esame radiografico, che pure sarebbe risultato idoneo a rivelare la grave disfunzione organica in atto.

Fonte: 24 Ore Sanità – 28-05-2013 - Pag. 27

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