Classificazione delle lesioni traumatiche

Numerose classificazioni di lesioni traumatiche sono state proposte in passato (Maurel, Sweet, Horsenell,...) ma la più utilizzata è stata certamente quella proposta da Ellis nel 1945, in seguito modificata da altri autori.

Nel 1978 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) ha creato una classificazione, sottoposta a revisione ed ampliamento nel 1992 e pubblicata su "Application of the International Classification of Diseases to Dentistry and Stomatology", che utilizza quali parametri la sede topografica ed il tipo di tessuto in cui si localizza la lesione (tessuti mineralizzati del dente, tessuto pulpare, fibre del legamento alveolo-dentale, osso alveolare).

I principali vantaggi di questa classificazione sono la completezza, il facile utilizzo e il fatto che è applicabile ai denti decidui e permanenti.

Si distinguono:
  • traumi ai tessuti duri
  • traumi ai tessuti di sostegno

Questa classificazione comprende:

1) traumi ai tessuti duri:

  • frattura dello smalto, incluse le infrazioni.
  • frattura di smalto e dentina senza esposizione pulpare
  • frattura di smalto e dentina con esposizione pulpare
  • fratture corono-radicolari (non complicate/complicate).
  • fratture radicolari: oblique,  verticali (I divisione: 1/3 apicale), orizzontali (II divisione: 1/3 medio; III divisione; 1/3 coronale)

2) traumi ai tessuti di sostegno:

  • fratture alveolari: concussione - sublussazione - lussazione laterale  - lussazione intrusiva - lussazione estrusiva
  • avulsione
  • frattura coronale extra-alveolare (mascellare o mandibolare)
  • lesioni a livello della gengiva o della mucosa orale: lacerazione, contusione, abrasione

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