CTP (consulenza tecnica di parte)

Trattasi di un parere tecnico scritto, a richiesta di parte, che risponde alla specifica esigenza di fornire all’assistito gli strumenti tecnici necessari a valutare l’opportunità di procedere a richieste di risarcimento o di resistervi.

Generalmente, il committente della CTP è un privato, un procuratore legale o una compagnia di assicurazione.

Esistono alcune differenze tra CTU e CTP che possono essere classificate in

  1. procedurali
  2. valutative
  3. di responsabilità

a) dal punto di vista procedurale il CTP non ha alcun obbligo rispetto alla presenza in elenchi e viene scelto in generale dall’attore (la parte lesa) ovvero, più frequentemente, dal suo legale;

b) in ambito valutativo, nel rispetto della logica del contraddittorio, vi è quasi sempre una differenza tra le parti che, dove regna il buon senso, risulta essere minima, e che – di prassi – permette il raggiungimento dell’accordo.

Purtroppo, altrettanto frequentemente, spesso dove impera la scarsa professionalità (ignoranza o cattivo gusto) tale differenza valutativa risulta notevole, sfociando inevitabilmente in una controversia, laddove non ancora iniziata;

c) per quanto attiene alla responsabilità, paradossalmente, il CTP rischia più del CTU. Infatti, se l’attività del CTU è preordinata a costituire la fonte tecnica del convincimento del giudice, quella del CTP è volta a soddisfare la esigenza di impostare al meglio una controversia ovvero di offrire gli elementi per la proposizione della domanda giudiziaria,  influenzandone le strategie difensive.

La consulenza tecnica di parte è, quindi, documento non obiettivo per definizione e per natura; ciò nonostante è pur sempre un parere pro-veritate e, come tale, deve essere reso seguendo un iter metodologico diretto a pervenire alla dimostrazione della reale situazione biologica derivata dall’evento lesivo; situazione adeguatamente documentata e oggettivamente dimostrabile ed elaborata, quindi, su criteri medico legali comprovabili.

I requisiti deontologici sono quelli di sempre; in primis la correttezza morale ed una adeguata competenza tecnica.

Nei casi di particolare complessità si consiglia l’ associazione con collega di comprovata esperienza e competenza nella disciplina coinvolta “…rifuggendo da indebite suggestioni di ordine extratecnico e da ogni sorta di influenza e condizionamento…” (art. 62 CDM)

In merito alla attività di consulente sussiste, ovviamente, anche una responsabilità civile e penale.

In ambito civile può trattarsi di colposa induzione a promuovere un giudizio non fondato ovvero di colposa dissuasione dal promuoverlo se verosimilmente fondato. E ancora, in corso di giudizio, può realizzarsi una omissione nello  svolgere le doverose e possibili argomentazioni in sede di contraddittorio tecnico.

Situazione delicata è quella in cui non vi sia un approdo dottrinario universalmente condiviso; casi che si prestano ad una pluralità di possibili soluzioni e/o interpretazioni, non necessariamente in linea tra loro; in tali evenienze è molto alta la probabilità che la propria posizione sia smentita dalle risultanze tecniche del processo, rendendolo, in astratto, facile bersaglio di azioni di responsabilità.

E’ buona norma, quindi, comunicare alla parte richiedente che la questione tecnica è di difficile e non univoca soluzione, delineando sia gli elementi favorevoli sia quelli contrastanti; l’omissione di tali informazioni integra di per sé una imprudenza che, a sua volta, è suscettibile di configurare una colpa del consulente.

Infine, segnaliamo le più frequenti fattispecie di reato in sede penale:

  • art. 373 c.p. (falsa perizia) = parere mendace, affermare fatti non conformi al vero.
  • art. 374 -bis c.p. =  false dichiarazioni o attestazione in atti destinati all’autorità giudiziaria
  • art. 380 c.p. (consulenza infedele) e 381 c.p. (altre infedeltà del patrocinatore e del consulente tecnico)
  • delitti perseguibili d’ufficio che comportano anche l’interdizione temporanea dai pubblici uffici (ex art. 383 c.p.) e dalla professione (ex art. 31 c.p.).
Principali fonti consultate

La Responsabilità Professionale del Consulente  Tecnico di Parte - Dr.ssa Francesca Zangari

Il CTU («l'occhiale del giudice») -  Marco Rossetti

 

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