A.T.P. (Accertamento Tecnico Preventivo)

L’A.T.P. è stato tradizionalmente considerato un mezzo di istruzione preventiva di natura cautelare.

Il vecchio testo dell’art. 696 c.p.c. si limitava a prevedere che “chi ha urgenza di far verificare, prima del giudizio, lo stato di luoghi o la qualità o la condizione di cose può chiedere…che sia disposto un accertamento tecnico o un’ispezione giudiziale…”

Il consulente doveva, quindi, limitarsi a descrivere lo stato dei luoghi o delle cose, senza alcuna possibilità di indagini o valutazioni di cause o danni.

La nuova disciplina dell’accertamento tecnico preventivo (introdotta dalla legge n. 80 del 2005 - art. 696 bis c.p.c.) estende l’operatività dell’accertamento alla persona dell’istante e, previo consenso dell’interessato, alla persona nei cui confronti l’istanza è proposta. (primo comma dell’articolo in questione)

Inoltre, l’espletamento della nuova consulenza tecnica preventiva prescinde del tutto dai presupposti dell’urgenza, potendo essere chiesta anche laddove non vi sia affatto estrema fretta di procedere a verifica iscrivendosi, quindi, nel novero dei procedimenti sommari di istruzione preventiva di natura non cautelare.

A nostro parere, in ambito odontoiatrico, risulta spesso indispensabile provvedere comunque ad un accertamento con sollecitudine affinché non siamo persi degli elementi indispensabili ai fini della valutazione del caso, cioè prove rilevanti nel futuro giudizio di merito..

Infatti, di fronte a situazioni mutabili e dinamiche, tali da non poter essere più accertate dopo che sia trascorso un periodo più o meno lungo di tempo, ovvero quando ci sia l’intervento successivo di ulteriori operatori che vanno a modificare anche radicalmente, la situazione anatomo clinica e, quindi, lo stato delle cose, risulta indispensabile procedere all’accertamento in modo da preservare in qualche modo lo staus quo.

In secondo luogo, e questa è probabilmente una novità di maggiore portata, con il nuovo secondo comma dell’art. 696 c.p.c. si è disposto che l’accertamento “può comprendere anche valutazioni in ordine alle cause ed ai danni relativi all’oggetto della verifica”; accertamento certamente assai più moderno ed in linea anche con le più moderne legislazioni europee.

E’ stato così definitivamente superato, il vecchio orientamento che portava a concepire l’A.T.P. secondo la classica metafora della “fotografia dello stato dei luoghi e/o delle cose”, senza possibilità di indagine o valutazione di cause o danni, per cui attualmente si parla anche di accertamento di natura “valutativa”.

La metodologia medico legale in materia di valutazione del danno rimane la stessa ma in aggiunta la recente normativa riconosce espressamente al Consulente una funzione persuasiva e conciliativa.

In altri termini, il consulente può esplicare appieno e in maniera tecnicamente ineccepibile la funzione conciliativa laddove sussista una differenza valutativa, anche sostanziale, tra le parti, oppure allorquando il caso rientri in zone grigie della correlazione causale, o ancora allorché il quadro clinico si presti a difformi e non univoche interpretazioni; tutto ciò senza però tradire e sconfessare i principi della deontologia e della metodologia medico legale.

Dal punto di vista procedurale, il consulente è incaricato della redazione del verbale di conciliazione, in evidente necessaria collaborazione con le parti, i loro procuratori, i loro consulenti di parte.

Al verbale di conciliazione è attribuita con decreto del Giudice efficacia esecutiva.

Qualora la conciliazione non riesca, la relazione peritale tornerà ad avere il valore di un mero atto di istruzione preventiva, e ciascuna parte potrà chiederne l’acquisizione agli atti del successivo giudizio di merito.

Conclusioni

La nuova disciplina dell’accertamento tecnico preventivo, oltre alle citate novità in tema di possibilità sia valutativa che conciliativa, potrebbe fornire una valida alternativa nel contenzioso derivante da infortunistica stradale, in tutte quelle ipotesi in cui non vi sia contestazione in tema di responsabilità, ma si discuta soltanto sulla corretta quantificazione del danno.

L’utilità in termini economici, in questo caso, appare evidente sia rispetto all’interesse del danneggiato, sia rispetto a quello delle compagnie assicurative.

Infatti, da un lato, potrebbero evitarsi i costi e le lungaggini del giudizio ordinario e della CTU eventualmente disposta, e dall’altro, le compagnie, con l’attivazione del procedimento, avrebbero sicura tutela verso successive pretese infondate od esplorative delle controparti.

 

Principali fonti bibliografiche

CONCILIAZIONE, CONTRADDITTORIO, APPLICAZIONE DELL’ART. 696 BIS C.P.C

Dott. Piero Gaeta - Tagete n. I - 2008

LA CONSULENZA TECNICA PREVENTIVA (Ex Art. 696-bis C.p.c.) Lorenzo Crocini www.altalex.com