La certificazione odontoiatrica: consigli per l'uso

Definizione

Il certificato medico-odontoiatrico è un atto scritto con il quale il sanitario dichiara conformi a  verità (dichiarazione di conformità del vero) i fatti di natura tecnica riscontrati nell'esercizio della professione. Questa attestazione di verità, ha rilevanza giuridica nei confronti di terzi.

E’ considerato vera e propria “scrittura privata”  (art. 2702 c.c.) quando è redatto da un esercente di un servizio di pubblica utilità, qual è l’odontoiatra nel suo esercizio libero-professionale, mentre assurge  ad atto pubblico (art. 2699 c.c.) se rilasciato da un pubblico ufficiale o incaricato di un pubblico servizio.

Quindi, il certificato è la testimonianza scritta su fatti e comportamenti tecnicamente apprezzabili e valutabili, la cui dimostrazione può produrre affermazione di particolari diritti soggettivi previsti dalla legge, ovvero determinare particolari conseguenze a carico dell'individuo o della collettività aventi rilevanza giuridica e/o amministrativa.

Presuppone che i fatti costituenti l'oggetto della certificazione siano di competenza odontoiatrica e che il certificante li abbia personalmente accertati a causa e nell'esercizio della sua professione.

Il certificato si distingue dalla prescrizione/ricetta, in quanto in esso l'elemento prevalente è quello di dichiarazione di verità e non l'indicazione di una determinata terapia.

Principi deontologici

Il medico/odontoiatra è tenuto a rilasciare al cittadino certificazioni relative al suo stato di salute che attestino dati clinici direttamente constatati e/o oggettivamente documentati. Egli è tenuto alla massima diligenza, alla più attenta e corretta registrazione dei dati e alla formulazione di giudizi obiettivi e scientificamente corretti. (art. 24 del codice deontologico)

Pertanto, viene precisato che il medico/odontoiatra non può rifiutarsi di redigere e consegnare un certificato al paziente che ne fa richiesta, ma ha il dovere di rifiutarlo a persone diverse dal paziente, in quanto violerebbe il segreto professionale e tradirebbe comunque la fiducia del paziente medesimo. Egli non deve redigere certificazioni che non siano il risultato di constatazioni dirette. Il rilascio di certificati di compiacenza è grave infrazione disciplinare.

I disturbi non obiettivabili

Il problema delle diagnosi riferite dai pazienti è assai delicato. In effetti l’odontoiatra dovrebbe, in teoria, diagnosticare solo quanto da lui personalmente riscontrato. E’ però possibile e plausibile che alcuni stati morbosi di breve durata ma di elevata intensità inabilitante provochino disturbi che non siano visibili o che siano scomparsi all’atto della visita: per es. una crisi di emicrania ad origine odontogena, una nevralgia, un dolore acuto ma transitorio. L’odontoiatra, anche in questi casi, deve rilasciare al paziente il certificato perché, sebbene in presenza della più subiettiva delle infermità, egli non può escludere che quella infermità sussista e non può contrastare o eludere l’interesse del paziente ad ottenere il certificato. In tal caso il professionista deve certificare che il paziente "accusa" ovvero “riferisce” un determinato disturbo: formula idonea a lasciare al paziente la paternità e responsabilità di quanto egli dice all’odontoiatra in merito ad infermità non obiettivabili"

Requisiti fondamentali

I requisiti fondamentali del certificato sono (a) la chiarezza, ovvero l'uso di una terminologia (e di una grafia) semplice e comprensibile senza pericoli d'ambiguità, e (b) la veridicità, ovvero la corrispondenza di quanto obiettivato dal sanitario con quanto dichiarato per iscritto. Trattasi, quindi, di requisiti formali e sostanziali

Requisiti formali: obblighi redazionali

Il certificato deve essere privo di abrasioni e correzioni che possono far sorgere il dubbio di alterazioni o contraffazioni dell'atto. Nel caso di correzioni, devono essere indicate a chiare lettere e controfirmate dall'estensore. Inoltre il certificato deve essere redatto con una grafia chiara e comprensibile che non dia luogo ad equivoci.

Non è necessario che il certificato sia scritto di pugno dell’odontoiatra, in quanto può essere scritto con qualsiasi mezzo, purché controfirmato; può anche essere dettato ad un dipendente e poi firmato dal professionista. E’ assolutamente illegale invece la prassi inversa (firmare il ricettario in bianco perché sia riempito dal dipendente).

La terminologia e il significato del certificato deve essere intelligibile e coerente fra quanto constatato e quanto dichiarato nel certificato.

La legge prevede una specifica modulistica solo per alcuni tipi di certificati (ad esempio, certificato di malattia per lavoratori privati, certificato di idoneità alla guida, ecc.).

Nessuna norma indica le modalità di redazione del certificato; può avere qualsiasi forma, ma perchè sia idoneo deve contenere  i dati essenziali.

Requisiti sostanziali: dati essenziali

Il certificato deve riportare:

a) il nome, il cognome, la qualifica ed eventualmente la struttura sanitaria di appartenenza del certificatore; non è necessario che l’intestazione del certificato debba essere scritta a stampa, in quanto la legge non pone tale obbligo. I dati del professionista possono esservi riportati in qualsiasi modo, purché risulti certa l’autenticità dell’atto.

b) le generalità del paziente o del richiedente;

c) l'oggetto della certificazione: il contenuto tecnico è normalmente articolato in tre parti: 1) sintomatologia riferita dal paziente; 2) obiettivita’ rilevata dal sanitario; 3) giudizio del sanitario (diagnosi e prognosi)

d) il luogo e la data di rilascio: la data del certificato deve essere sempre quella in cui il certificato viene redatto; in caso si riferisca ad un periodo diverso, ciò deve essere espressamente menzionato.

e) la firma dell’odontoiatra.

Certificato "compiacente"

E' il certificato che tende, con terminologia volutamente imprecisa e ambigua, ad alterare una situazione o minimizzandola o rendendola sproporzionata. E' quindi un certificato che non risponde al requisito della veridicità e quindi può integrare gli estremi di reato di falso ideologico. E' irrilevante se questo tipo di certificato sia stato redatto per venire incontro alle esigenze del richiedente. Il medico/odontoiatra non deve mai sottrarsi al dovere di attenersi alla veridicità dei fatti.

Norme penali:  falso materiale, falso ideologico

Sono numerosi gli articoli che il Codice Penale dedica alla falsità in atti pubblici (artt. 476, 477, 479, 480, 481, 483 c.p.); (scaricare e inserire in: sfogliando il penale ) quello che maggiormente interessa la professione odontoiatrica è l’art. 485 c.p. (falsità in scrittura privata); ricordiamo che

a) il falso materiale, in quanto esclude la genuinità del documento, può presentarsi in due forme: contraffazione, che si ha quando il documento è redatto da persona diversa da quella che appare esserne l’autore; ed alterazione, che si ha quando al documento, redatto da chi vi appare autore, siano state apportate modificazioni di qualsiasi specie (aggiunte, cancellature) successivamente alla redazione. La falsità materiale, dunque, riguarda in genere tre elementi: l’autore, la data ed il luogo di formazione dell’atto; attiene alla struttura del documento;
b) il falso ideologico, invece, si ha in ogni caso in cui il documento, non contraffatto né alterato, contiene dichiarazioni menzognere, cosa che il legislatore esprime col termine «attesta falsamente»; la falsità ideologica, dunque, cade sulle attestazioni dell’autore; attiene al contenuto del documento.

La truffa

Quando la falsa certificazione determina la costituzione di diritti in favore del richiedente, con possibili oneri a carico di terzi o a carico dello Stato ci si espone al rischio di essere accusati di truffa. (es.: certificati per fini assicurativi o giustificativi di assenze al lavoro)

Gli errori

Se l’odontoiatra commette un errore nel certificato, ma persuaso di essere nel vero e certificando conformemente alla propria convinzione, non può essere accusato di alcun reato perché in questo caso il certificato non è falso, ma soltanto erroneo. Tuttavia è una situazione che nella realtà può essere difficile da dimostrare.

La stessa cosa dicasi quando l’odontoiatra ha sbagliato in buona fede la diagnosi della malattia. La falsità ideologica si riferisce ai fatti, non ai giudizi.

Il certificato storico

Il certificato storico è l'attestazione di una situazione che si è già verificata nel passato e che l’odontoiatra ricostruisce sulla base di documentazione dell'epoca. Si tratta quindi di una certificazione "ora per allora". Questo tipo di certificazione è piuttosto frequente nell'ambito della medicina legale: quando si svolge una funzione peritale, oppure quando si è chiamati a redigere atti, ovvero a relazionare su circostanze, aventi finalità assicurativa o previdenziale.

Al contrario, un certificato "storico" non ha ragione di essere in altri contesti, come ad esempio per la certificazione di malattia dei lavoratori dipendenti, perché il certificato deve essere contestuale all'accertamento della patologia e recare la stessa data dell'effettuazione della visita. Non è, quindi, consentito certificare "a posteriori": farlo esporrebbe al rischio di essere accusato del reato di falsa certificazione.

Il consenso

La richiesta di un certificato sottintende già il consenso del paziente come giusta causa di rivelazione, nondimeno l’odontoiatra deve certificare solo quanto è necessario rendere noto in base alla naturale destinazione dell'atto.

Privacy

Se il certificato è richiesto dal paziente e consegnato a lui direttamente, non si pongono problemi di riservatezza. Viceversa, se il certificato viene consegnato ad una persona diversa dal richiedente, l’odontoiatra deve acquisire una delega scritta che lo autorizza a rilasciare il certificato nelle mani di un terzo. E' importante ricordare che, comunque, il certificato deve essere consegnato dall’odontoiatra o da un suo incaricato (ad esempio la segretaria), ma non deve essere lasciato in luoghi dove non si possa essere sicuri che il ritiro venga effettuato dal diretto interessato.

Per i certificati di malattia ad uso lavorativo l’odontoiatra deve evitare di indicare la diagnosi, in quanto il datore di lavoro non è tenuto a conoscerla. Fa eccezione il caso in cui sia lo stesso paziente a richiedere che la diagnosi sia espressamente indicata sul certificato, perché vuole beneficiare di permessi lavorativi speciali che il datore di lavoro può concedere solo previa conoscenza della diagnosi. In questo caso il professionista è legittimato ad indicare le informazioni sulla patologia, proprio perché lo stesso paziente glielo ha richiesto.

Considerazioni conclusive

L’odontoiatra deve sempre essere consapevole che ogni suo atto, per quanto semplice e apparentemente banale possa sembrare, è carico di implicazioni giuridiche, amministrative e deontologiche. Quindi, deve prestare la massima attenzione ed il massimo scrupolo in ogni momento della propria attività, anche nella redazione di certificati che, essendo molto frequenti, proprio per questo sono a più alto il rischio di disattenzioni o superficialità, con risvolti che, come abbiamo visto, possono essere legalmente pesanti.

BIBLIOGRAFIA

  1. FNOMCEO: “Guida all’Esercizio Professionale per i Medici-Chirurghi e gli Odontoiatri” CG Edizioni Medico Scientifiche 2003
  2. T.Feola: “Responsabilità Legale del Medico di Medicina Generale” Minerva Medica Editore 1999
  3. M.Perelli, F.Ercolini ,R.Mantovani: “Breve Guida per il Medico di Medicina Generale” Media-Med Edizioni 2004
  4. M.Marin: “Certificazioni Mediche”; www.univadis.it
  5. R. De Gobbi: il certificato medico, la ricetta
  6. Daniele Zamperini. "Avvenire Medico" Maggio 1999.
  7. www.ordinemedicilatina.it
  8. http://digilander.libero.it

 

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