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Odontoiatria Legale. Casi pratici

Un caso di malpractice in ambito di disordini temporo mandibolari - Conclusioni

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Indice
Un caso di malpractice in ambito di disordini temporo mandibolari
Introduzione
Caso clinico
Implicazioni medico-legali
Discussione
Conclusioni
Bibliografia
Tutte le pagine

Lo studio dell’occlusione e della sua relazione con la funzione del sistema masticatorio è stato per anni, ed è tuttora, un argomento di notevole interesse in odontoiatria. Questa relazione si è dimostrata  abbastanza complessa e l’enorme interesse in questa area, unito alla mancanza di una conoscenza esaustiva, ha stimolato numerosi concetti, teorie, metodi di trattamento che, per certi versi, hanno portato ancor più confusione in un campo di già di per sé complicato. Il professionista deve formulare le proprie scelte terapeutiche sulla base delle conoscenze scientifiche al tempo presente, attento ad una analisi costante delle nuove acquisizioni provenienti della mondo della ricerca (EBD). Questo è certamente un compito difficile ma non bisogna mai dimenticare che idee non supportate da referenze dovrebbero essere considerate solo opinioni che necessitano di essere scientificamente investigate al fine di poterle verificare o negare. In relazione al significativo sviluppo scientifico maturato negli ultimi decenni in materia di DTM, il professionista ha l’obbligo di rispondere adeguatamente, con cambiamenti di ordine diagnostico e terapeutico che meglio riflettono la nuova informazione.

Per quanto concerne i riflessi medico-legali, nonostante le accennate difficoltà per il clinico di aggiornarsi e di adeguare i protocolli operativi al continuo fluire delle conoscenze scientifiche, la diligenza e la prudenza medie impongono al professionista la scelta di un approccio diagnostico e di una strategia terapeutica quanto più possibile obiettiva e standardizzata, che non esuli dai parametri di una condotta riconosciuta valida e predicibile ovvero rispettosa dei principi della Evidence Based Medicine (EBM). Sarà così possibile limitare il verificarsi di errori grossolani nella gestione di pazienti affetti da DTM ed evitare di assistere ad evoluzioni più o meno pesantemente invalidanti di quadri clinici di per sé potenzialmente reversibili e che riconoscono spesso, come rilevante elemento causale (quantomeno concorrente), uno scorretto inquadramento diagnostico e/o una impropria condotta terapeutica.



Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Marzo 2010 10:33