Il contratto di cura

Con la richiesta di cure si instaura tra sanitario e paziente un rapporto giuridico definito contratto da cui derivano delle obbligazioni in cui si identificano due soggetti (creditore - paziente; debitore - sanitario), un oggetto (la cura o la protesi) e una prestazione intesa come comportamento.

Il rapporto che il sanitario contrae con il paziente, o con il suo tutore legale in caso di minore, è fiduciario e di natura contrattuale; il professionista si obbliga a prestare la propria opera di diagnosi e cura senza vincolo di subordinazione con il paziente (art. 2222-2238 c.c. Contratti d’opera intellettuale). La precisazione appare significativa se consideriamo come non infrequentemente nel tratteggiare la propria linea di difesa il dentista si richiami alla “volontà del paziente” quasi che questa abbia efficacia vincolante; tale assunto non trova giustificazione ad eccezione delle situazioni nelle quali indifferentemente per lo stesso specifico problema clinico si offrano alternative terapeutiche tutte validate dalla disciplina.

L’oggetto della prestazione è generalmente finalizzato dalla definizione di una diagnosi o dalla esecuzione di una terapia e non già dal sicuro conseguimento della guarigione del paziente (obbligazione di mezzi e non di risultati): il professionista deve adempire l’obbligazione con prudenza, diligenza, perizia, osservanza delle leggi e dei regolamenti (art. 1176 c.c. Diligenza nell’adempimento; art. 1710 c.c. Diligenza del mandatario).

L’obbligazione insorta con il contratto d’opera ha forza di legge (art. 1321 c.c. Nozione di contratto) e può estinguersi in vari modi:

  • l’adempimento cioè l’esecuzione esatta della prestazione
  • l’inadempimento ovvero la mancata o non esatta esecuzione della prestazione, da cui sorge a carico del debitore (sanitario) l’obbligo del risarcimento del danno al creditore (paziente)
  • modi diversi tra cui ricordiamo (a) la novazione (sostituzione di una obbligazione nuova a quella originaria), (b) l’impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al debitore, (c) recesso unilaterale dal contratto per giusta causa (art. 1373 c.c. Recesso unilaterale dal contratto), ipotesi quest’ultima in cui si opera una compensazione tra parcella e prestazione.

Giusta causa per recedere dal contratto per il professionista possono essere considerate: aperte manifestazioni di sfiducia, ripetuto mancato rispetto degli appuntamenti, mancato pagamento degli onorari da parte del paziente, sopravvenuta impossibilità all’esecuzione dell’opera per fattori intrinseci al professionista (ad es. malattia) o anche estrinseci (ad es. mutate condizioni orali del paziente).

In questi casi, comunque, per evitare pregiudizio al cliente (paziente) è opportuno ed è buona norma deontologica accertarsi che non derivi danno dalla sospensione del rapporto segnalando la necessità di proseguimento della terapia presso altro curante nei casi di rischio derivante da cure intraprese e non terminate; consigliabile, inoltre, rilasciare documentazione e relazione clinica sulle cure prestate (art. 25 c.d.).

Fonte:

F. Montagna, D. De Leo, P.O. Carli: “La responsabilità nella professione odontoiatrica”    Promoass ed. – 1998, 82.

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