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Linee guida: un’altra eterna incertezza!

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Per definizione le linee guida sono delle raccomandazioni facoltative di comportamento clinico, elaborate mediante un processo sistematico di revisione delle evidenze della letteratura scientifica allo scopo di aiutare gli operatori della sanità nel decidere quali siano le modalità assistenziali più appropriate in specifiche situazioni cliniche.

Ricordiamo anche che l'applicazione di linee guida condivise per migliorare l'appropriatezza degli interventi sanitari è un compito del medico previsto dall'art. 12 del Codice di Deontologia Medica.

Il fatto

Una recente sentenza del Tar riapre l’eterno dibattito sulle linee guida e sulla applicabilità di una sanzione/condanna per il mancato rispetto delle stesse.

In pratica, il Tar Lombardia ha annullato le linee guida regionali in materia di interruzione volontaria della gravidanza rilevando un contrasto fra la disposizione statale e quella contenuta nelle linee guida stesse, che individuano un termine oltre il quale si deve presumere, salvo prova contraria, che il feto possa avere vita autonoma.

Infatti, tali indicazioni contravvengono alla chiara decisione del legislatore nazionale di non interferire in un giudizio volutamente riservato agli operatori, i quali devono poter effettuare le proprie valutazioni esclusivamente sulla base delle risultanze degli accertamenti svolti caso per caso e sulle base del livello delle acquisizioni scientifiche e sperimentali raggiunto nel momento in cui vengono formulate le valutazioni stesse.

Gli effetti dell'applicazione acritica

Le linee guida, quindi, sono uno strumento razionale per trasferire nella pratica clinica le evidenze derivanti da autorevoli studi clinici, ma spesso non considerano la realtà delle variabili individuali nella cura dei singoli pazienti (JAMA 2005, 294: 716-24).

Infatti, presi ad esempio i pazienti con pluri-patologie e uso contemporaneo di più farmaci, si è constatato che gli stessi sono a più alto rischio di errori medici e ridotta adesione alle terapie pur seguendo le linee guida (JAMA 2005, 294: 741-3).

Pertanto, l'applicazione acritica di più linee guida contemporaneamente nello stesso soggetto può comportare la esecuzione di trattamenti controindicati per patologie coesistenti, facendo sorgere una responsabilità del medico per danno colposo.

Ricordiamo a tal proposito una non recente sentenza della Cassazione ( Sez. 3° Penale n. 8875 del 8.9.1998) che ha considerato colposa la condotta del medico che causa un danno al paziente per aver scelto, tra più opzioni terapeutiche tutte idonee alla cura della malattia, quella che presenta maggiori rischi, anche se indicata per la malattia, poiché così ha scartato opzioni di cura più sicure per il paziente.

In conclusione, gli studi clinici riguardano popolazioni, mentre i medici hanno il dovere di scegliere le opzioni terapeutiche più sicure ed efficaci per la condizione globale del singolo assistito (New Engl J Med 2003, 348: 639-641).

Tale condizione richiede la valutazione di poli-patologie, tollerabilità soggettiva dei farmaci, interazioni farmacologiche in caso di poli-terapie, comparsa di effetti collaterali, risposta clinica soggettiva, condizioni individuali e sociali influenti sulla adesione al trattamento, e non ultimo, preferenze del paziente vincolanti al rilascio di un valido consenso informato alle cure.

Fonti

Avv. Ennio Grassini;   Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - 14/01/2011

Mauro Marin: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - 12/01/11

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Febbraio 2011 19:23