Consigli e cautele sugli impianti a carico immediato

Denti sostitutivi: meglio dar tempo al tempo

In Italia, gli studi dentistici che praticano l’implantologia sono oltre 24mila, cioè i 2/3 del totale. Nell’ultimo quinquennio il numero degli studi che praticano questa disciplina è aumentato del 5% l’anno, passando dal 55% del 2006 al 67% del 2010.

Sono quasi un milione gli italiani che, per migliorare il proprio sorriso, nell’ultimo anno, sono stati sottoposti a trattamenti implantoprotesici per una spesa complessiva di circa 2 miliardi di euro (fonte: Key-Stone).

In questo panorama, si è andata diffondendo l’idea, spesso a opera degli stessi addetti ai lavori, che è possibile recarsi al mattino dal dentista, farsi togliere i denti malati, farsene mettere altri nuovi di zecca e alla sera andare a mangiar la pizza: non c’è nulla di più fuorviante! Con il “carico immediato”, ossia l’applicazione immediata (o a distanza di poche ore) di denti fissi su impianti in titanio inseriti nell’osso mascellare o mandibolare, se per un verso è possibile diminuire il disagio del paziente riducendo la durata delle sedute chirurgiche e del trattamento, dall’altro non si possono escludere gravi conseguenze e insuccessi.

Va detto dunque con chiarezza che il carico immediato non è attualmente un’indicazione applicabile indistintamente a tutte le situazioni cliniche, ma è sempre necessaria un’attenta valutazione del singolo caso: non dobbiamo dimenticare, infatti, che si lavora sull’osso e a contatto con i tessuti molli, entrambi molto sensibili a ogni aggressione biologica o meccanica. È dunque possibile caricare da subito un impianto, ma l’osso impiegherà comunque dai quattro ai sei mesi per completare il suo processo di guarigione. La conoscenza di questi tempi e dei meccanismi biologici interessati da una riabilitazione implantare è quindi fondamentale per operare in modo consapevole e in condizioni di sicurezza.

In concreto, all’esito positivo di un carico immediato concorrono più fattori. Per quanto riguarda il paziente, requisiti necessari sono una disponibilità ossea adeguata, una classe occlusale masticatoria ottimale e il non uso di nicotina. Per quanto riguarda il medico, molto dipende dalla sua abilità e dalle sue conoscenze in ambito chirurgico, biologico, microbiologico e funzionale oltre che protesico. Sul fronte impianto, infine, condizione necessaria di successo è la sua immobilità: occorre dare da subito un’eccellente stabilità agli impianti che dovranno poi sostenere la protesi.

Dal momento dell’inserimento, infatti, ha inizio un processo di guarigione dell’osso che porta inizialmente a una demineralizzazione e parziale perdita della stabilità originaria (primaria), dovuta all’azione di cellule deputate alla rimozione dei residui prodotti durante la fase chirurgica (osteoclasti). Quindi, si assiste a una nuova deposizione di matrice ossea e progressiva mineralizzazione e maturazione a opera degli osteoblasti; ciò permette di conseguire una nuova stabilità “secondaria”. Tutto questo avviene nelle prime quattro settimane, ed è perciò importante assicurare una situazione clinica e funzionale che eviti ogni mobilità o micromovimento, deleteri per il buon esito del trattamento.

Una buona soluzione per evitare i micromovimenti durante tutte le fasi di guarigione dell’osso, consiste nel costruire (direttamente in bocca) una struttura in titanio che collega gli impianti fra loro e viene totalmente inglobata nel provvisorio. In tal modo, e sempre tenendo presente i prerequisiti citati, è dunque possibile attuare il carico immediato e fruire da subito di denti in grado di assicurare una buona funzionalità ed estetica. Molto importante nei mesi successivi è effettuare regolari controlli e mantenere una buona igiene orale: il controllo della placca batterica è infatti fondamentale per prevenire processi di distruzione ossea attorno agli impianti.

Ma quali sono le conseguenze di un cattivo carico immediato? Talvolta, il problema può essere circoscritto alla sola sostituzione, ma nei casi più gravi si può assistere a una grave distruzione ossea, che necessita di nuovi e impegnativi interventi prima di poter inserire dei nuovi impianti. In conclusione, occorre stare attenti e non farsi condizionare dalle mode del momento: è importante rammentare che ogni intervento sull’organismo deve essere rapportato alle condizioni individuali di ogni paziente ed è preciso dovere di ogni medico informare correttamente il paziente sui rischi e i benefici che ogni tecnica può offrire.

Bartolomeo Assenza

Direttore R&S Bone System

Il sole-24 ore sanità – 10 -16 gennaio 2012, p. 20

Sempre in tema di consenso informato: una possibile soluzione” Mario Aversa


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