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Colpa medica, cambino le leggi

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Bilancia_metaforaCambiare le leggi per tutelare i medici. Il documento firmato il 16 aprile dai sindacati al tavolo  tecnico ministeriale sulla responsabilità professionale propone la strada legislativa per mettere un freno all’escalation di denunce che sta avvelenando il rapporto con i pazienti.

Quattro gli interventi proposti, a partire dall’inserimento nel Codice civile di una norma che limiti il ricorso alla medicina difensiva, ristabilendo «il principio della necessità dell’esistenza del rapporto causa ed effetto nella responsabilità professionale sanitaria, compresi i casi di omessa informazione». Il testo suggerisce poi una «definizione normativa» della colpa grave in ambito sanitario che circoscriva i contenuti dell’atto medico. E raccomanda l’introduzione di altre due norme per obbligare le aziende a stipulare i contratti per la copertura della colpa grave dei propri dirigenti e degli operatori con premi a loro carico e per i propri medici, veterinari e altri professionisti anche convenzionati.

Sul fronte organizzativo si batte sempre sul tasto del risk management, prevedendo l’istituzione in ogni Asl od ospedale di un’Unità operativa complessa apposita e di una rete di referenti in ogni struttura aziendale. Ma anche rafforzando la formazione in tema di rischio clinico, istituendo collegi peritali composti da professionisti delle varie discipline coordinate da un medico legale e “battezzando” albi specialistici di consulenti tecnici.

Obiettivo: essere valutati da colleghi realmente esperti. Quanto ai rapporti non certo rosei con le assicurazioni, la soluzione proposta è triplice: mettere a punto un contratto unico valido su tutto il territorio per garantire uguale tutela a tutti i medici dei Ssr; «rendere necessaria» la partecipazione dei sindacati alla definizione dei contratti da parte delle aziende sanitarie e delle Regioni; costituire un tavolo tecnico con l’Ania, l’associazione nazionale delle imprese assicuratrici, per «stabilire la proporzionalità » tra i costi e i rischi assunti. Ultima nota: l’azione di risarcimento del danno dovrà avere come legittimato passivo non il medico ma la Regione, che potrà entro un anno rivalersi sul camice bianco.

«Un buon avvio che dovrà tradursi in un impegno politico entro la fine della legislatura», ha commentato Massimo Cozza della Fp-Cgil medici. «Il testo - gli ha fatto eco Pina Onotri dello Smi - aumenta le protezioni per la categoria e, grazie al nostro impegno, estende le tutele per la colpa grave anche ai convenzionati, finora esclusi».

Effettivamente il settore della responsabilità professionale è quello in cui, se si vorrà, si potrà più agilmente passare dalle parole ai fatti, almeno per quanto riguarda eventuali proposte di modifica del Codice civile. Passaggio invece impossibile per il precariato e per le cure primarie, temi oggetto degli altri tavoli tecnici, i cui destini sono appesi al Patto per la salute. Non a caso il ministro Renato Balduzzi ha tenuto a precisare che quello svolto finora ai tavoli è «un lavoro preparatorio e di approfondimento » concordato con i sindacati della dirigenza sanitaria «in vista di una discussione conclusiva in sede plenaria tra esse e il ministero della Salute». I documenti siglati, quindi, per ora rappresentano solo «un importante elemento di valutazione » per il ministro «da utilizzare nel lavoro con commissioni parlamentari, Governo e Regioni, per le attività di rispettiva competenza », anche in relazione alla definizione del Patto. Come a dire: i giochi sono aperti. E sono molto più complessi.

Fonte

Manuela Perrone

Il sole 24 ore Sanità – 24/04/2012, n. 18, p. 1

Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Maggio 2012 17:19