04.06.2013 - n. 14024 – Cassazione civile – Sez. III

Responsabilità medica: no alla estensione del consenso firmato dal malato ad una operazione diversa da quella prevista

Così ha deciso la Sezione III Civile della Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul ricorso proposto da un paziente che aveva riportato una grave incontinenza alle feci solide come complicanza di un intervento di “fisolta perianale trans-sfinterica”, pur avendo prestato il proprio consenso al diverso intervento di “fistola  sacrococcigea”.

Tale complicanza, pur se normalmente prevista a seguito dell’intervento subito, non lo era invece per il diverso  intervento rispetto al quale il paziente aveva  prestato il proprio consenso.

Sia in primo grado sia in appello i giudici  avevano ritenuto di dover rigettare il ricorso  proposto, argomentando che il paziente fosse  stato pur sempre reso edotto dell’esistenza di  una patologia nella regione ano-rettale e della  conseguente necessità di eseguire un  intervento. Si sottolineava inoltre come la  diagnosi precisa della patologia che affliggeva  il paziente fosse stata fatta soltanto in sede di  intervento chirurgico, con la conseguenza che i  medici non avrebbero di certo potuto  interrompere l’intervento per munirsi di un più  esplicito e dettagliato consenso.

Di diverso avviso i giudici della Corte di  Cassazione che, in accoglimento del ricorso  presentato dal paziente, hanno cassato la  sentenza impugnata e rinviato il procedimento  alla Corte d’Appello di Napoli, argomentando  che “(...) gravemente carente appare la  motivazione della sentenza impugnata nella  parte in cui (...) ritiene, invero  apoditticamente, estendersi ad un intervento  diverso la manifestazione di consenso prestata  dal paziente a quello invece previsto,  opinando, del tutto immotivatamente, (...) che  la diversa operazione – ed i ben diversi rischi  ad essa sottesi – potessero ritenersi  “ricompresi” nell’iniziale informazione (...)”.  Ribadita, dunque, con questa pronuncia, la  centralità del consenso informato quale limite  e discrimine dell’attività medica, chiamata a  svolgersi nel rispetto ed entro i limiti segnati  dalla manifestazione di volontà del paziente,  titolare unico di quel diritto costituzionalmente  tutelato che è il diritto alla salute.

Dott.sa Silvia Pari

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