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09/02/2010 Sent. n. 2860 Cass. Civ. Sez II

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Si può cedere la clientela di uno studio professionale ?

La sentenza della Cassazione che qui si commenta è veramente interessante.

Stabilisce infatti le regole da applicare nel caso – frequente – in cui un professionista decida di smettere di lavorare ed intenda cedere il proprio studio professionale. Più esattamente la cassazione ha stabilito che è lecito e valido il contratto di trasferimento a titolo oneroso di uno studio professionale, comprensivo non solo di elementi materiali e degli arredi, ma anche della clientela.

Più esattamente, con riferimento alla clientela, non è configurabile una cessione in senso tecnico (attesi il carattere personale e fiduciario del rapporto tra prestatore d’opera intellettuale e cliente e la necessità, quindi, del conferimento di un nuovo incarico dal cliente al cessionario), ma si può invece configurare un impegno del professionista cedente (valutabile economicamente) a favorire la prosecuzione del rapporto della clientela con il professionista subentrante.

Ciò può avvenire tramite obblighi positivi di fare (ad esempio attività promozionale, di presentazione e di canalizzazione della clientela) e negativi di non fare (quale il divieto di esercitare la medesima attività nello stesso luogo). Infatti, il Collegio osserva che seppure non si possa equiparare uno studio professionale (nel cui esercizio l’attività personale del professionista è l’elemento di gran lunga preponderante) ad un’azienda (vale a dire un complesso di beni organizzati per l’esercizio di una impresa produttiva), ciononostante gli studi professionali e l’azienda presentano analogie sempre più forti.

Ciò posto, la Corte di Cassazione conferma che, anche nelle ipotesi in cui non sia configurabile una prevalenza del momento organizzativo e la persona del professionista rimanga predominante, “è da ritenere validamente stipulato, in base al principio di autonomia negoziale, il contratto avente ad oggetto il trasferimento, verso corrispettivo, dello studio professionale ad altro soggetto, intenzionato a proseguire l’attività avvalendosi del complesso dei beni, materiali ed immateriali, appartenenti al proprio dante causa”.

In tal caso, infatti, si verifica un vero e proprio trasferimento dell’attività: oltre ad arredi, beni strumentali e rapporti contrattuali, è trasferita la clientela, da intendersi come assunzione da parte del cedente di obblighi positivi di fare, mediante un’attività promozionale di presentazione e di canalizzazione, e negativi di non fare, quale il divieto di riprendere ad esercitare la stessa attività nello stesso luogo (cfr. Cass., sez. III civ., 8 febbraio 1974, n. 370; Id., 12 novembre 1979, n. 5848).

A cura dello Studio Legale Stefanelli

www.studiolegalestefanelli.it

Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Maggio 2011 12:12