29/06/2010 -n. 1437- Corte dei Cont - Paziente allergico a farmaco

Un caso da tenere in debita considerazione, anche se non odontoiatrico.

Infatti, una simile evenienza può correntemente realizzarsi nei nostri studi per il necessario uso di farmaci, in particolare di anestetici.

Il fatto

Un medico di P.S. di un ospedale cittadino aveva somministrato uno spasmolitico per via intramuscolare ad una paziente affetta da gastralgia, nonostante fosse stata informata dal di lei marito che era allergica ai farmaci, provocandole così uno shock anafilattico cui era seguito un arresto cardio-respiratorio produttivo di gravi danni neurologici permanenti (tetraparesi spastica con incontinenza urinaria e sindrome psico-organica).

La Corte di merito aveva ravvisato una grave colpa professionale del medico per negligenza: egli, infatti, avrebbe dovuto tenere in debito conto la dichiarazione del marito della paziente che, pur nella versione risultante in cartella clinica (allergia agli antibiotici ed alle vitamine) era pur sempre una dichiarazione atecnica che rappresentava in modo profano una diffusa situazione allergizzante, altamente sospetta all’uditore specialista, proprio perché collegata ad un’intera categoria di farmaci ed all’insieme di tutte le vitamine.

Un’accurata e diligente prestazione sanitaria (che si imponeva in una situazione non connotata da urgenza o pericolo quoad vitam) avrebbe richiesto doverose ed ineludibili domande, da parte del medico, circa gli accertamenti sanitari eseguiti per l’affermazione clinica della suddetta allergia ed avrebbe evitato la frettolosa e superficiale somministrazione della fiala di spasmolitico che aveva causato i danni permanenti alla paziente

In riferimento a ciò l’Azienda Sanitaria Locale veniva condannata al risarcimento di £ 1.539.324.618 (oltre £ 85.147.475) per spese giudiziali ed essendo tenuta ad esercitare l’azione di rivalsa nei confronti del sanitario dipendente il cui operato aveva determinato l’esborso a carico del bilancio dell’azienda stessa, inviava gli atti al Procuratore contabile per l’esercizio dell’azione di rivalsa.

La Sentenza (Corte dei Conti, n. 1437 del 29 giugno 2010)

Nella fattispecie sussistono tutti i presupposti necessari per affermare la responsabilità amministrativa del medico.

Sussiste, infatti, il danno erariale: il pagamento della somma di € 714.401,20 (corrisposta a titolo di risarcimento del danno alla paziente) ha determinato una deminutio patrimonii per l’Amministrazione cui non ha fatto fronte alcuna utilità.

Sussiste, inoltre, il nesso di causalità tra il comportamento del medico ed il danno: in quanto quest’ultimo ha tenuto una condotta da grave violazione degli obblighi di servizio nei confronti dell’Azienda di appartenenza e/o di diligenza nell’esercizio della professione medica, per non aver accertato, prima dell’esecuzione dell’iniezione del farmaco, attraverso un’accurata anamnesi della paziente, che quest’ultima non fosse allergica ai principi attivi del suddetto farmaco, atteso che la raccomandazione fornita dal marito della paziente imponeva, comunque, di indagare sulla portata della dichiarata allergia, prima di praticare un farmaco controindicato.

Sussiste, infine, la colpa grave del medico che, con grave negligenza ed imperizia, non ha accertato la sussistenza di eventuali allergie pur in presenza della dichiarazione fornita dal marito della paziente che imponeva i necessari accertamenti prima della somministrazione del farmaco allergizzante.

In conseguenza il medico va condannato a pagare la somma di € 714.401,20 in favore dell’Azienda Sanitaria Locale.

RISORSE