Cassazione sullo studio medico nel condominio

Nei casi di uno studio odontoiatrico ubicato in un condominio capita spesso di doversi “scontrare” con il regolamento condominiale per questioni legate alla natura delle prestazioni effettuate, alla destinazione d’uso dei locali e, in alcuni casi, agli allarmismi correlati al rischio di contagio.

In proposito ci sembra utile segnalare questa sentenza che affronta la problematica, anche se per diversa specializzazione.

Le malattie infettive sono altra cosa: giudizio rinviato al mittente

La specializzazione in dermatologia è insufficiente da sola a determinare l’effettiva esistenza di un «gabinetto di cura di malattie infettive e contagiose» e per questo, senza accertamenti ulteriori, non si può impedire l’apertura di uno studio medico in un condominio solo “presupponendo” il rischio di contagio.

Lo ha deciso la Cassazione civile che con sentenza n. 14460/11 del 30 giugno rinviando per una nuova valutazione la sentenza della Corte d’appello di Napoli che, a sua volta, aveva confermato la sentenza del Tribunale di Capua Vetere con cui era stata dichiarata illegittima la destinazione dell’appartamento di proprietà di un medico a studio dermatologico.

Nella sentenza impugnata la Corte d’appello aveva interpretato restrittivamente il regolamento di condominio che stabiliva divieti e imponeva limitazioni d’uso delle unità immobiliari di proprietà individuali. La Corte avallava anche l’interpretazione del Tribunale secondo cui il divieto di destinare gli appartamenti condominiali a gabinetti di diagnosi e cura malattie contagiose e infettive era estendibile anche all’apertura di studi dermatologici.

La Cassazione ricorda che il regolamento di condominio è comunque un accordo tra le parti che va analizzato secondo le regole proprie dei contratti. Il principale strumento, ricorda il giudice, è rappresentato dal senso letterale delle parole, il cui rilievo deve essere verificato all’interno del contesto contrattuale, dovendosi intendere per “senso letterale delle parole” tutta la formulazione dell’intera dichiarazione contrattuale e non solo la singola clausola.

La Corte rileva che l’interpretazione di un significato lessicale in qualche caso può non corrispondere all’esatta interpretazione delle parti allorché i singoli vocaboli utilizzati possiedono un preciso significato tecnicoscientifico che rimandi a una branca dello scibile umano non necessariamente a conoscenza dei dichiaranti in tutte le implicazioni.

La Cassazione, quindi, ricorda che l’espressione deve essere contestualizzata.

In ragione di ciò, la Cassazione ha rinviato la causa per nuova valutazione sulla base del fatto che la specializzazione in dermatologia è insufficiente da sola a determinare l’effettiva esistenza di un «gabinetto di cura di malattie infettive e contagiose». La valutazione, quindi, dovrà essere effettuata dal giudice in concreto, valutando se il “poliambulatorio” di cui parla la sentenza sia effettivamente tale e/o si tratti solo di uno studio medico associato tra più professionisti.

Fonte:

Paola Ferrari   Avvocato - 12-18 luglio 2011

LA GIURISPRUDENZA 23

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