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n. 7129/09 - Tribunale di Roma - L’elemento probatorio deve essere un «atto pubblico»

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Se una radiografia manca di logo e timbro dell’azienda sanitaria, del nome del paziente e del numero progressivo, non è identificabile come «atto pubblico» e dunque non utilizzabile per provare una presunta omessa diagnosi.

La seconda sezione del tribunale civile di Roma, con sentenza n. 7129/09, ha rigettato il ricorso presentato dai figli di una donna deceduta dopo un intervento urgente per un aneurisma dissecante dell’aorta addominale.

Due anni prima, la donna era stata sottoposta ad esame radiografico della colonna lombosacrale, ginocchia e bacino nell’ambulatorio di una ASL romana, esame prescritto per un dolore acuto alla colonna vertebrale. Il referto porta una firma illeggibile e una diagnosi con rilievi «di esclusiva natura ortopedica», nonostante fossero già identificabili delle calcificazioni che indicavano la formazione di un grosso aneurisma aortico. Le due operazioni subìte dopo due anni non sono valse ad evitare la morte della paziente.

Gli eredi hanno promosso l’azione legale nei confronti della ASL per il risarcimento del danno derivante da «errata redazione del referto», affermando che se si fosse intervenuti due anni prima l’operazione avrebbe avuto molte più possibilità di essere efficace.

I giudici però non hanno ritenuto attendibili i documenti prodotti, in quanto "...la lastra non presenta sulla superficie gli elementi che la qualificano come «atto pubblico», la sua numerazione progressiva non combacia con la serie annotata in quei giorni e sui registri ufficiali della sala radiologica non compare il nome della paziente, dunque non contiene i «dati idonei a comprovare la sua provenienza da un pubblico ufficiale...".

Pertanto, viene meno l’elemento probatorio su cui si basa il ricorso.

Ultimo aggiornamento Sabato 20 Febbraio 2010 10:38