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07.06.2011 - n° 12408 - Cassazione Civile, sez. III

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Danno biologico: per la Cassazione si applicano le tabelle milanesi

Nuovi sviluppi in tema di risarcimento del danno biologico; le tabelle milanesi sono l'unico parametro da prendere in considerazione per tutto il territorio nazionale.

E' quanto ha deciso la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione con la sentenza 7 giugno 2011, n. 12408 con la quale si evidenzia come, per le c.d. micropermanenti da lesioni stradali, sussista l'obbligo di applicare la tabella aggiornata ogni anno dal Ministero.

I giudici di legittimità prendono atto che mentre alcuni uffici giudiziari si avvalgono del criterio equitativo puro, altri liquidano il danno in esame col sistema "а punto", prevalentemente ricavato dalla media delle precedenti decisioni pronunciate in materia; alcuni liquidano unitariamente il danno non patrimoniale ed altri distinguono più voci; taluni pongono un tetto massimo ed uno minimo alla personalizzazione del risarcimento, altri non lo fanno.

Accentuate divergenze si registrano anche sul piano dei valori tabellari, idonee a dar luogo ad una giurisprudenza per zone, difficilmente compatibile con l'idea stessa di equità la quale ha anche la funzione dì garantire l'intima coerenza dell'ordinamento, assicurando che casi uguali non siano trattati in modo diseguale, o viceversa; sotto questo profilo l'equità vale ad eliminare le disparità di trattamento e le ingiustizie.

Tale fenomenologia, incidendo sui fondamentali diritti della persona, vulnera elementari prncipi di eguaglianza, mina la fiducia dei cittadini nell'amministrazione della giustizia, lede la certezza del diritto, affida in larga misura al caso lrentità dell'aspettativa risarcitoria, ostacola le conciliazioni e le composizioni transattive in sede stragiudiziale, alimenta per converso le liti, non di rado fomentando domande pretestuose (anche in seguito a scelte mirate: cosiddetto "forum shopping") o resistenze strumentali.

Di conseguenza, la liquidazione equitativa dei danni alla persona deve evitare due estremi: a) in primo luogo, che i criteri di liquidazione siano rigidamente fissati in astratto e sia sottratta al giudice qualsiasi seria possibilità di adattare i criteri legali alle circostanze del caso concreto in quanto, seguendo tale orientamento, l'ordinamento garantirebbe sì la massima uguaglianza, oltre che la prevedibilità delle decisioni, ma impedirebbe nello stesso tempo un'adeguata personalizzazione del risarcimento; b) che il giudizio di equità sia completamente affidato alla intuizione soggettiva del giudice, al di fuori di qualsiasi criterio generale valido per tutti i danneggiati a parità di lesioni.

I valori di riferimento per la liquidazione del danno alla persona adottati dal Tribunale di Milano costituiranno d’ora innanzi, per la giurisprudenza di legittimità, il valore da ritenersi equo, ovvero quello in grado di garantire la parità di trattamento e da applicare in tutti i casi in cui la fattispecie concreta non presenti circostanze idonee a aumentarne o ridurne l’entità.

Fonte: Altalex, 13 giugno 2011. Nota di Simone Marani

 

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Ultimo aggiornamento Giovedì 30 Giugno 2011 13:24