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Medicina estetica: più gravosa la prova a carico del paziente

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Considerata la finalità sempre più “estetica” dei trattamenti odontoiatrici, che oggi si estendono spesso al trattamento dei tessuti periorali, segnaliamo questa sentenza che ribalta, in parte, l’onere della prova circa la dimostrazione dello stato anteriore e del post-intervento.

Il fatto

Dinanzi al Tribunale di Roma si richiedeva la condanna di un medico al risarcimento dei danni subiti in conseguenza di un trattamento laser-resurfacing volto ad eliminare antiestetiche manifestazioni di dermatosi e vitiligine al volto ed alla gamba destra. Il primo giudice respingeva la domanda per mancanza di prove e la paziente si rivolgeva alla Corte d'appello.

Il diritto

Soprattutto in materia di interventi di medicina estetica nei quali è richiesta la sussistenza di concrete possibilità di conseguire un effettivo miglioramento dell'aspetto fisico che si ripercuota favorevolmente sulla vita professionale o di relazione, il paziente è  onerato di una prova che non può essere limitata alla sola dimostrazione di un contatto con il sanitario e ad una generica allegazione di un esito peggiorativo delle condizioni fisiche. È necessario dimostrare quale fosse esattamente lo stato fisico antecedente al trattamento e quello posteriore, per consentire un primo e necessario controllo di sussistenza di un nesso causale tra l'intervento eseguito e la peggiorata condizione estetica.

Esito del giudizio

La Corte d'appello di Roma ha respinto la richiesta risarcitoria avanzata dalla donna, confermando la sentenza di primo grado.

Fonte

Avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. 08/11/2011

Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Novembre 2011 08:45