L’importanza delle linee guida in due recenti massime della Cassazione Penale

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Segnaliamo due recenti sentenze della Suprema Corte sulle linee guida che confermano da un lato la funzione di orientamento delle stesse alla condotta del sanitario e dall’altro la libertà  e l'autonomia del professionista nelle scelte terapeutiche, tipiche dell'arte medica.

12.06.12 – n. 23146 - Corte di Cassazione  -  sez. IV Penale

Nel praticare la professione medica, il medico deve, con scienza e coscienza, perseguire un unico fine: la cura del malato utilizzando i presidi diagnostici e terapeutici di cui al tempo dispone la scienza medica, senza farsi condizionare da esigenze di diversa natura, da disposizioni, considerazioni, valutazioni, direttive che non siano pertinenti rispetto ai compiti affidatigli dalla legge ed alle conseguenti relative responsabilità. Il rispetto delle "Linee guida", quindi, assunto nel caso specifico quale parametro di riferimento della legittimità della decisione di dimettere il paziente dall'ospedale e di valutazione della condotta del medico, nulla può aggiungere o togliere al diritto del malato di ottenere le prestazioni mediche più appropriate né all'autonomia ed alla responsabilità del medico nella cura. (1)

Il fatto preso in esame dalla Cassazione partiva dal ricorso di un paziente nei confronti della sentenza che assolveva due medici oculisti dall’accusa di negligenza ed imperizia per aver “omesso di effettuare un trattamento chirurgico tempestivo e adeguato al caso clinico, autorizzando una dimissione intempestiva del paziente, che causava a quest’ultimo un indebolimento permanente della funzione visiva dell’occhio destro”.

La Cassazione, giudicando il ricorso del paziente inammissibile, conferma quanto i giudici distrettuali avevano sostenuto nella sentenza di primo grado affermando altresì che le “linee-guida, pur non essendo vincolanti, orientano il sanitario la cui condotta, una volta che a queste si adegua, non può essere definita imprudente, né tantomeno imperita”  (2)

21.09.12 - n. 35922 - Corte di Cassazione  -  sez. IV Penale

Il medico è titolare di una posizione di garanzia nei confronti del paziente e deve dunque perseguire con scienza e coscienza un unico fine: la cura del malato. L'attività del medico si caratterizza infatti per la libertà di cura e l'attenzione al caso clinico concreto.

Le linee guida assolvono solo allo scopo di orientare l'attività del medico, il quale però deve considerare sempre le esigenze del paziente, anche considerato che talvolta le linee guida hanno matrice economico-gestionale e si pongono in contrasto con le necessità del malato. L'osservanza o inosservanza delle linee guida non determina (né esclude) automaticamente la colpa nel sanitario.

Le linee guida rappresentano sì un valido ausilio scientifico per il medico che con queste si deve confrontare, ma non fanno venir meno l'autonomia del professionista nelle scelte terapeutiche perché l'arte medica, non basandosi su protocolli a base matematica, è suscettibile di accogliere diverse pratiche o soluzioni efficaci, nel cui alveo scegliere in relazione alle varianti del caso specifico che solo il medico può apprezzare in concreto.

Pertanto, non vi potrà essere esclusione da responsabilità per il fatto che siano state seguite linee guida se il medico non abbia compiuto colposamente la scelta che in concreto si rendeva necessaria.

Dal punto di vista del giudizio sulla colpa del medico, il giudice resta libero di apprezzare se l'osservanza o il discostamento dalle linee guida avrebbero evitato il fatto che si imputa al medico e cioè se le circostanze del caso concreto imponessero o meno l'adeguamento alle linee guida a disposizione del medico, oppure una condotta diversa da quella descritta in dette linee guida. (3)

Fonti:

1)      Avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net

2)      Il dentale  venerdì 15 giugno 2012

3)      Gasparre Annalisa www.personaedanno.it

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